Andrea Ciarlariello

Il 15 febbraio scorso il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi ha compiuto un viaggio di Stato a Buenos Aires. La missione, che è durata due giorni, ha riaffermato il grande valore delle relazioni diplomatiche e culturali tra l’Italia e l’Argentina dopo un lungo periodo di loro silenzio. Difatti, come ricordato dallo stesso Renzi in apertura della sua lectio magistralis presso la Facoltà di Scienze economiche dell’Università di Buenos Aires, “da 18 anni un Presidente del Consiglio italiano non visitava l’Argentina”, maturando un “ritardo” di cui il Primo ministro si è scusato a nome del governo, assicurando al contempo che, entro i 18 mesi successivi alla sua visita, una missione di sistema a livello economico e culturale, composta dai responsabili dei dicasteri più strategici, tra cui quello della cultura e del turismo, quello dell’istruzione e quello dell’economia, avrebbe dimostrato quanto sentita fosse la relazione speciale che lega i due paesi che, più che cugini, “devono considerarsi nazioni sorelle”. “A Buenos Aires ci sono più italiani che a Bologna, qualcosa vorrà pur dire” ha sottolineato Matteo Renzi, ricostruendo quella storia di emigrazione italiana, fatta di oltre 3 milioni di persone, che, a partire dagli ultimi anni dell’Ottocento e proseguendo nei decenni, ha contribuito in modo importante a determinare lo sviluppo economico e sociale del Paese sudamericano. La comunità italiana in Argentina conta, secondo le rilevazioni dell’Annuario statistico 2015 del MAECI, 868.250 persone, di cui oltre un terzo concentrato nell’area della capitale. Il Presidente del Consiglio ha poi proseguito sull’attualità e centralità di questa relazione che si impone di fronte alle necessità di un mondo oramai globalizzato che “ha bisogno di genialità, di passione, di arte, di cultura, di entusiasmo. Il mondo ha bisogno dell’Argentina; il mondo ha bisogno dell’Italia”...

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