Maratona infernale

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di Lamberto Lambertini

Un grande argentino, Jorge Louis Borges, scrisse che, essendosi accorto di non aver ancora letto, a trent’anni, la Divina Commedia nella lingua originale, decise di colmare quella vergognosa lacuna approfittando dei viaggi nei lenti e solitari tranvai pendolari, che lo portavano, ogni giorno, da casa alla biblioteca dove lavorava, e viceversa. Nella sua edizione tascabile c’era il testo italiano e, a fronte, la traduzione inglese. Ecco il suo metodo: leggeva una terzina in prosa inglese, quindi la stessa in italiano. Arrivato alla fine d’ogni canto, leggeva da capo l’intero canto, prima in inglese e poi in italiano. Giunto alla sommità del Purgatorio, nel momento in cui Dante, abbandonato da Virgilio, si trova solo e lo chiama, si rese conto di essere in grado di leggere direttamente in italiano, gettando, solo di tanto in tanto, un occhio all’inglese. Quali immagini avevano accompagnato quella lettura? Cosa appariva ogni volta che gli occhi si sollevavano dalla pagina? Passeggeri, impiegati, operai e, fuori dai finestrini, scorrere le strade, le case, la vita di Buenos Aires e mutare nelle ore e nel tempo. Questo fu il lampo che illuminò la prima intuizione di questo progetto poetico e cinematografico. Leggere Dante sulle immagini dell’Italia di oggi. Dal Nord al Sud, dal Centro alle Isole. L’Italia unita dalla lingua di Dante! Le immagini moderne avrebbero attualizzato Dante, liberandolo dalle consuete muffe, mentre i suoi mirabili versi avrebbero nobilitato la volgarità del presente. Così, in molti mesi di riprese, abbiamo realizzato la Prima Cantica. 34 luoghi diversi, di vita e di lavoro, uno per ogni canto. Come se il mondo dolente dei reprobi, dei dannati e dei demoni non fosse altro che questo mondo così come noi lo conosciamo, nelle sue ferite e nelle sue bellezze. Per realizzare appieno il nostro intento, restava ancora da scegliere lo stile della lettura, cavandoci prima il berretto davanti all’arte, al talento e alla tecnica dei tanti interpreti di genio, di teatro e di piazza, che ci hanno preceduto ed emozionato nel corso degli anni. Forti della convinzione che il poema di Dante non sia il più adatto per essere declamato, gridato, e anche per esaltare una caratteristica, molto raramente sottolineata, di Dante, la delicatezza, la nota più accorata del suo terribile pensare, abbiamo imboccato la strada di una lettura, semplice e leggera, dolce e riflessiva, quasi un dire tra sé, che riesca a suggerire più l’emozione che il verso. Ed ecco ancora Borges tenderci la mano: “Nessuno ha il diritto di privarsi della gioia della Commedia, della gioia di leggerla in modo ingenuo. Dopo verranno i commenti, ma all’inizio dobbiamo leggere il poema di Dante con la fede di un bambino, abbandonarci ad esso; ed esso ci accompagnerà per tutta la vita.”