A 110 anni dalla scomparsa di Giosue Carducci, ricordiamo il fondatore della Società Dante Alighieri con un'intervista a Marco Veglia, professore associato di Letteratura italiana all'Università di Bologna e curatore, con il prof. Edoardo Ripari, dell'antologia carducciana pubblicata dalla Dante per "fissare un’immagine del Carducci diversa dalla paludata icona, lontana dal mondo e dalla storia, di un poeta monumentale, celebrativo, ampolloso." Da questa raccolta emerge piuttosto "la latitudine dei registri tematici ed espressivi, l’inclinazione sperimentale, la dottrina storica e letteraria, l’impegno politico e sociale convivevano senza gerarchie, nel segno vivo di una composita personalità."

L'antologia si può scaricare qui, gratuitamente, in edizione digitale


Abbiamo chiesto al Prof. Veglia di ricordare gli aspetti meno evidenti della personalità di Giosue Carducci, un vero e proprio viaggiatore "della conoscenza", nonché un punto di riferimento necessario per la letteratura italiana ottocentesca e per l'unità nazionale.

Professore, oggi si compiono 110 anni dalla scomparsa di Giosue Carducci. Di lui riceviamo un'immagine un po' monumentale, invece Carducci diede prova di una scrittura anche molto brillante. Come stanno le cose?

La strada per restituire Carducci come merita e come richiede la moltitudine delle sue manifestazioni culturali e intellettuali, è nelle prose. Come preludio alle prose sarà necessario, ma questo purtroppo manca nell'edizione al largo pubblico, leggere anche il suo epistolario. Si tratta, senza dubbio, del più importante epistolario del nostro Ottocento letterario, dove emerge immediatamente la sua personalità vasta, articolata, poliedrica e multiforme. Carducci è un po' come Ulisse, un politropo, cioè un uomo multiforme.

Un uomo che, pur nella alta, sicura, soida competenza nel proprio ambito professionale, perché è stato il più grande professore di letteratura italiana che abbiamo avuto, tuttavia mai avrebbe accettato il fatto di coincidere con quel solo lato della sua personalità, perché il modo stesso di vivere e di intendere la letteratura ed esercitare quella competenza specifica veniva da altri aspetti. Per esempio da una personalità di grande intellettuale aperto a tipi di incontri, a tante diverse prospettive culturali che non si possono racchiudere - se non forzatamente - nella sola sfera letteraria.

Di tutto questo, l'epistolario testimonia l'atmosfera più bella, più coinvolgente, più appassionante e anche più necessaria sotto il profilo critico. Prove di questo sono state date anche nelle Prose scelte, pubblicate per il centenario e curate da Emilio Pasquini, il mio maestro (Rizzoli, 2007), ma resterebbe ancora molto da fare.

Qual è il Carducci che effettivamente emerge dalla corrispondenza epistolare?

Quando si parte dalle lettere, anche il Carducci in apparenza più monumentale risuona in maniera molto diversa. Spesso troviamo le poesie anche in una ricezione epistolare, inviate agli amici più cari. Tra gli altri, in quelle indirizzate a Giuseppe Chiarini, uno degli amici più cari. Questo avviene fin  giovinezza, dall'anno che Carducci trascorre a San Miniato al Tedesco (in provincia di Pisa), per l'incarico di insegnamento tra l'autunno del 1856 e l'estate del 1857.

Ad esempio le Rime di San Miniato al Tedesco, che sono la prima edizione delle Rime, sono certamente "di oltranza" ai classicisti, e poi, confluite in Juvenilia e lette nella versione epistolare di Bur - accompagnata dalle spiegazioni, dai contesti e dalle finalità, ma anche da tutta quella latitudine di umori e di prospettive culturali, civili e umane, che più tardi lui chiamerà le Risorse di San Miniato al Tedesco - acquistano un aspetto integralmente diverso.

Carducci è monumentale nella ricezione, nell'uso che ne è stato fatto, lui mai avrebbe acconsentito o sottoscritto un'interpretazione di questo tipo.


Questo è un autore molto diverso da quello cui siamo stati abituati, anche dalla scuola...

Carducci è sempre rimasto sperimentale, aperto a percorsi che convivono contemporaneamente. Non si possono stabilire linee divisorie tra l'attività critica, di magistero, intellettuale, tra la vita poetica: tutto convive in questa straordinaria personalità, che è - appunto - multiforme.

Il suo è uno dei più estesi esempi di scrittore politropo, termine che può essere ripreso in riferimento ad una sua "fisiologica" virtù, che emerge dalle prose, ma soprattutto dall'epistolario. Da qui bisogna ripartire, e allora gli elementi che ritroviamo nella sua opera poetica acquistano una pregnanza diversa.

Diciamo, infine, che Carducci è stato rimosso, ma è soltanto intorno alla ricorrenza del centenario - celebrato dieci anni fa - che si sono riaperti i cantieri e si è voluto riconoscere questo autore così fondamentale per il nostro Ottocento letterario, epoca che coincide con la nostra unificazione nazionale.

Il "sacrificio scolastico" ha invece comportato una parentesi, con il rischio di saltare da Foscolo o Leopardi e Manzoni direttamente a Pascoli, poi a D'Annunzio. Tutta la parte centrale del nostro Ottocento, però, quella che coincide con l'unificazione del nostro Paese, trova nella letteratura di Carducci una fondamentale premessa ideologica. Questo comporta problemi enormi, che bisogna tenere in conto quando si tratta di misurarsi con questo autore, nella necessità di riproporlo.

Anche le sue opere più resistenti al gusto attuale (ammesso che il nostro gusto sia un metro unico e giusto per valutare altri autori e altre epoche, e questo è tutto da dimostrare), senza questa operazione sono difficili da capire. Difficile, senza rileggerlo in modo integrale e rispettoso, è anche capire Carducci e farlo diventare di nuovo, come meriterebbe, il nostro "compagno di strada". 

 

Nel Parco Letterario Giosue Carducci, di Castagneto Carducci (Li), sono stati organizzati eventi in memoria del Poeta, punto di riferimento per l'Ottocento letterario italiano e necessario riferimento per l'impianto ideale dell'unità nazionale: "Romantici Incontri-Carducci, le donne di una vita" (8 marzo) e "Passeggiata tra vino e poesia nel Parco Letterario Giosue Carducci" (25 marzo 2017). 


Nota: un elenco dei destinatari delle lettere di Giosue Carducci si può visualizzare 
a questo link nel sito del Comune di Bologna. 



vn