Come in una seduta spiritica, proviamo ad evocare, nella casa di un famoso anglista, collezionista di mobili, arredi, quadri e oggetti neoclassici, lo poesia e la vita di un grande esule italiano fortemente partecipe del clima politico e intellettuale del suo tempo, come se, magicamente abitasse tra quelle mura.
(dalle note di regia di Lamberto Lambertini)

 

Fos significa luce, cholé significa bile. Il foco e la bile riuniti in gran dose danno energia agli scritti e risolutezza alle azioni, quindi derivava il proprio carattere dall’origine greca del nome. Niccolò, poi Niccolò Ugo, poi solo Ugo, Foscolo nacque a Zante il 6 febbraio 1778, da Andrea Foscolo e Diamantina Spathis. Aveva dieci anni quando morì il padre, lasciando la famiglia in una povertà che era quasi indigenza. Ugo rimase sull’isola ancora quattro anni, quattro anni felici. Come studente fu un asino, come monello un caporione, ruppe la testa a due maestri. Entrò in collegio e ne fu scacciato. Un vulcano, soleva dire il buon canonico Renaud, suo maestro d’italiano, quando gli giunse notizia della fama a cui il poeta salì. Cavalcava, capitanava rivolte, faceva il gradasso con le belle fanciulle. Si ammalò, lo curarono con forti dosi di vino, e tanto gliene ingozzarono che non bevve mai più. Travolto da un terremoto si dette fermamente al salvataggio degli altri. A Venezia, a sedici anni, gli scoppiò dentro una gran volontà di studiare. Recitava Dante a memoria, leggeva Omero nell’originale, intanto scriveva versi egli stesso, a fasci, che da inediti cominciarono presto a diventare pubblici in un primo libretto: “Odi di Niccolò Foscolo, 1795, dedicate a Vittorio Alfieri.” Il vulcano era in eruzione!

(Foscolo, Michele Saponaro, Garzanti, Milano 1943)


Niccolò Foscolo (Zante 1778 – Turnham Green 1827, ribattezzatosi egli stesso Ugo nel 1795 sostituendo il suo nome anagrafico) è stato uno dei massimi esponenti della letteratura italiana neoclassica e preromantica. La sua vita romanzesca è stata al centro di tutta la sua eclettica e versatile opera. Il poeta ha rivoluzionato la figura del letterato e ha rappresentato la generazione degli italiani protagonisti del passaggio dall’ancien régime alla nascita di una vera e propria coscienza politica nazionale. Nel corso della sua avventurosa esistenza coltivò sempre con fedeltà e dedizione alcuni ideali, tra cui l'amore per la patria, la libertà, l'amicizia, l’amore per la donna, il culto della bellezza. Questa per il poeta fu il sorgere di una personalissima religione, una vera esigenza dello spirito, le cosiddette “illusioni” diventano una consolazione alla vita reale, un modo per sopravvivere alle “disillusioni”.  Allo stile romantico appartengono i sonetti In morte del fratello Giovanni, A Zacinto, Alla sera, il carme I Sepolcri e le Ultime lettere di Jacopo Ortis, considerato il primo romanzo italiano moderno. Alla corrente neoclassica riconducibili le odi A Luigia Pallavicini caduta da cavallo e All'amica risanata, e il poema incompiuto Le Grazie. Gli inni appassionati per la libertà e per la patria lo resero comunque un esempio e un modello per le generazioni in lotta per l’unità d’Italia.