Il Prof. Alberto Casadei, ordinario di letteratura italiana all'Università di Pisa e membro del Consiglio Scientifico della Società Dante Alighieri, nel corso di un'intervista rilasciata ieri a Fahrenheit, ha parlato dei 'mondi possibili' creati dall'Ariosto nella sua opera.

"Oggi - dice Casadei - si parla del Furioso come di un anticipatore di una condizione di narrazione che tende al fantastico puro, e questo ha anche un suo fondamento, ma il mondo possibile di Ariosto (concetto nato da Leibniz e applicato molte volte in letteratura) indica un mondo in cui questo aspetto fantastico si confronta continuamente con una realtà 'forte'. Il ruolo di Ariosto come personaggio narratore è anche quello di una persona che si trova nella corte estensa, seguendo compiti talvolta anche sgradevoli.

Ieri, 22 settembre, in occasione della conferenza stampa di apertura della mostra Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi, Adolfo Tura e Guido Beltramini, principali curatori dell'esposizione, ne hanno illustrato le caratteristiche che, così come il poema, sono molto ricche.

Adolfo Tura ha spiegato come solo apparentemente una mostra possa apparire meno 'raffinata' di un saggio. 'In realtà, ha proseguito, i mezzi di una mostra hanno la loro finezza. Per esempio si può giocare con i suoi elementi senza doverli sottolineare o argomentare, lasciando che la vicinanza di alcune opere parli da sé agli occhi dei visitatori.'

Quali elementi sono stati accostati nell'esposizione realizzata da Ferrara Arte? Tura ricorda che 'Ariosto, uomo della sua epoca, non si interessava d'arte con la 'A' maiuscola, ma alle arti nella loro diversità, alle immagini miniate o dipinte.' A partire da questa riflessione, dunque, con il sostegno del Comitato Scientifico che ha accompagnato le fasi dell'allestimento, si è voluta rappresentare la curiosità di Ariosto verso le immagini raccogliendo e giustapponendo gli oggetti più disparati.

'Una caratteristica della mostra - prosegue infatti Tura - è la diversità degli oggetti esposti. Ci sono quadri, alcuni dei quali sono dei capolavori, ma anche arazzi, bronzetti, ceramiche invetriate, manoscritti miniati e altri oggetti ancora.' Tra di essi troviamo anche Minerva che scaccia i vizi o (Trionfo della virtù) di Andrea Mantegna, prestato dal Louvre e qui accanto riprodotto.

La principale implicazione della mostra non guarda all'utilità, ma 'alla piacevolezza, all'essere allettante,' come nel caso di Una cavalcata con Ariosto. L’Equitatio di Celio Calcagnini, studio di Elisa Curti (Università di Bologna) dove si propone 'un lungo stralcio del dialogo scritto in latino che mette in scena una passeggiata a cavallo cui Ariosto partecipa, parlando del suo poema.' Il dialogo, ricorda Tura, è 'particolarmente buffo, perché si parla delle 'adescatrici galliche', ossia romanzi di cavalleria francesi che 'seducevano' i lettori dell'epoca'. Nella mostra si trovano anche i manoscritti di quest'opera dove serpeggia una metaforica perdita di senno di Ariosto impegnato nel suo poema.

Guido Beltramini ha poi raccontato che 'la mostra comincia con un altro libro, l'Orlando innamorato di Boiardo. Nel fascino del Furioso c'è anche il fatto di non avere un vero e proprio inizio, ma di cominciare l'azione da là dove era arrivato Boiardo. 'Credo che la copia esposta sia l'unica sopravvissuta della seconda edizione, ed è un libro in qualche modo magico'.

Possiamo forse paragonarlo alla porta per 'un viaggio nel tempo che si può fare grazie agli strumenti esposti nella mostra: arazzi, manoscritti miniati, oggetti... Inizia tutto nel 778, a Roncisvalle, dove la retroguardia dell'esercito francese nel suo rientro in Patria viene assalita dalle popolazioni basche. Vengono uccisi tutti. Tra i morti la cronache ricordano un certo Hruodlandus.' Nel tempo, con la Chanson de  Roland, il nome diventa Rolandus, il protagonista di un'epica battaglia. 'Sorpreso dai Saraceni a Roncisvalle, prima di morire suona per l'ultima volta il suo corno per chiamare indietro Carlo Magno, ma è troppo tardi. In un arazzo della metà del Quattrocento torniamo nel cuore della battaglia, ed è come se fosse un fumetto dei giorni nostri. Davanti all'arazzo abbiamo occupato il campo di forza con lo straordinario corno di Roncisvalle.'

In effetti il corno esposto a Ferrara, qui accanto in foto, è dell'anno Mille mentre la battaglia di Roncisvalle risale al 778. Conservato a Tolosa come reliquia, è noto come Olifante di Orlando. NdR: 'olifante' deriva da 'elefante' in quanto questi strumenti da caccia si ricavavano dalle zanne degli elefanti. 'Nella Chanson de Roland - dice Beltramini - Orlando usa l'olifante per uccidere l'ultimo nemico prima di morire. Siccome questo corno specifico era già stato identificato come quello di Orlando, è stato posizionato all'inizio della mostra.'

L'Olifante di Orlando interagisce con l'arazzo creando il primo di molti 'campi di forza', tra oggetti diversi. 'Avevamo l'obiettivo di mettere l'Orlando Furioso all'interno della cultura del suo tempo. Non si deve infatti semplicisticamente pensare che abbiamo raccolto con una selezione di opere ciò che Ariosto vedeva chiudendo gli occhi, ma alla cultura corale e plurale che abbiamo voluto rappresentare. Abbiamo voluto ricostruire una coralità polifonica, termini che usiamo per parlare dell'Orlando furioso, come opera capace di raccontare un'epoca.'

Passando alla parte fantastica. Quando racconta le vicende di Carlo Magno Ariosto parla di vicende accadute molti secoli prima. 'La stessa Chanson de Roland è una fantasia, e sono fantasie le immagini che raffigurano la battaglia. Fantasie - dice Beltramini - che raccontano altre fantasie, cui Ariosto si è ispirato. Dobbiamo dunque ricordare la capacità dell'autore di tenere insieme la grande epica classica.' Questo aspetto è ben rapprsesentato anche dall'esposizione di un arazzo antico, accanto a un sarcofago e al disegno Scena di battaglia di Leonardo da Vinci.'

Leonardo aveva sfidato i letterati dicendo che 'noi pittori siamo più bravi una battaglia perché siamo in grado di restituire simultaneamente l'azione in un solo sguardo. Un grande studioso di Ariosto ha studiato il continuo cambio di prospettiva della visione della battaglia dell'Orlando furioso come una risposta a questa sfida - conclude Beltramini.'

Tra gli oggetti straordinari si trova esposto anche un elmo del 1350, tratto dalla sepoltura di Albert Von Prankh, l'unico pervenuto con il cimiero intatto. 'Per passare al tema di Ferrara - siamo nella seconda sala - troviamo il ritratto di Leonello d'Este (Pisanello), del quale lo stesso Leonello ebbe modo di lamentarsi, in quanto si considerava fatto troppo 'smagrato' rispetto alla realtà. Il mondo della corte, e degli 'antenati' del Furioso, propone anche l'immagine soprendente di Re Artù che gioca a scacchi.'

Nel mondo antico l'immagine aveva una straordinaria importanza, era fondamentale poter vedere il viso dei personaggi del passato. L'immagine era uno stimolo essenziale alla fantasia, e nel caso dell'Ariosto abbiamo la fortuna di poter osservare la vicinanza tra la 'Minerva nel giardino delle virtù esiliate dal cielo, di Mantegna, e l'opera. Qui - dice Beltramini - lei interviene cacciando i vizi: inerzia, invidia, lussuria sul centauro, l'ozio. Da notare il particolare del sacchetto con i semi dell'invidia. Nel Furioso, parimenti, troviamo un corteo di mostri che vengono descritti proprio con volti di scimmia, gatti, o centauri. Siamo certi che Ariosto vide questo quadro a Mantova, da Isabella d'Este. Lei, in una straordinaria lettera del 1507, ringrazia il fratello di averle inviato Ariosto: 'ne ho avuta gran soddisfazione - dice - avendomi, con la lettura dell'opera che lui compone, fatto passare questi due giorni non solo senza fastidio ma con piacere'.

Ed è questa la prima attestazione scritta dell'Orlando furioso in lavorazione, che avrebbe visto la luce nella sua prima edizione circa nove anni più tardi.'
 

Il Comunicato stampa congiunto della Società Dante Alighieri sul progetto #furioso16tw.

La notizia e il comunicato stampa congiunto nel sito del Comune di Ferrara.

I soci della 'Dante' che esibiranno all'ingresso la tessera rinnovata per l'anno corrente potranno acquistare il biglietto a tariffa ridotta (€ 11,00 anziché € 13,00), inclusa l’audioguida.
Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi resterà aperta dal 24 settembre 2016 all’8 gennaio 2017 (aperta tutti i giorni, feriali e festivi dalle 9:00 alle 19:00; aperture serali straordinarie fino alle 22:30: 29, 30 e 31 ottobre; 8, 9, 10 dicembre; dal 1° all’8 gennaio 2017; il 31 dicembre aperto fino alle 23:30).


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