Fra le iniziative in preparazione del 2011, settimo centenario della nascita di Dante, il Comitato di Roma propone la conferenza del magistrato Marco Pivetti sul tema: Legalità e giustizia nel processo a Dante. L'incontro si svolgerà martedì 31 gennaio a Palazzo Firenze (Piazza Firenze, 27 - Roma) e avrà inizio alle ore 17.00.

"Con tre distinti processi e tre distinte sentenze Dante fu condannato dal podestà di Firenze, nominato dalla fazione dei Neri, al pagamento di una multa, alla confisca dei beni e all’esilio prima temporaneo, poi perpetuo, ed infine a morte, prima sul rogo poi per decapitazione.

Vi fu anche un processo postumo per eresia che però non giunse a conclusione.

Nei primi processi Dante era accusato di baratteria e di estorsione, ma è difficile dire se egli avesse commesso davvero fatti criminosi di tal genere, dato che è difficile dire di quali fatti concreti egli fosse accusato. Da sempre si discute se quei processi fossero o meno conformi alla legalità e cioè alle norme allora vigenti.

Questa discussione consente di capire qualcosa di più sui tempi in cui Dante visse ed anche qualcosa di più su quel che pensiamo ora e abbiamo pensato in passato circa il concetto di legalità processuale e di giusto processo.

In definitiva vi sono molte ragioni per consentire con quel che scrisse Dante stesso: «l’esilio che mi è dato onor mi tegno» (Canzone VI del Canzoniere), per considerarlo esule immeritus da ogni punto di vista, di oggi e di ieri, e per ritenere che le sue condanne siano state atti di guerra e non di giustizia.»
(M. Pivetti)