Annibale Caro, nato a Civitanova Marche il 6 giugno 1507 e morto a Frascati il 17 novembre 1566, è stato un traduttore, poeta e drammaturgo italiano. Lo ricordiamo principalmente per la sua celeberrima traduzione dell'Eneide di Virgilio. Si dedicò a questo lavoro fondamentale negli anni di ritiro a vita privata, a partire dal 1563, sperimentandone una versione in volgare, ammirata nei secoli per la musicale armonia dei suoi versi.

Una biografia più estesa è disponibile in un sito dedicato. Ci limitiamo qui a ricordare alcuni importanti elementi che possono contribuire alla comprensione della sua opera, che si completò in tre anni. Nel 1566, infatti, la monumentale traduzione dell'Eneide era completa. Fu però, secondo Federico Cinti dell'Università di Bologna, una riscrittura, realizzata "secondo l'egida tutta rinascimentale dell'imitatio". Imitazione mirabile, tuttavia, che è un riferimento fondamentale per le traduzioni virgiliane.

Non fu il primo a tradurla, e all'inizio del XIV secolo circolava la versione di Anastagio, stampata nel 1476. Andrea Lancia la tradusse in versione fiorentina, alla base di una versione in ottave che sarebbe stata stampata nel 1528. Sempre in ottave, ne troviamo un'altra versione riprodotta nei primi sei libri nel codice Laurenziano.

L'ottava era il metro tipico della tradizione cavalleresca e lo ritroviamo in poemi dell'epoca, come l'Orlando innamorato (Boiardo) e il Furioso di Ariosto, ma anche la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso e l'Adone di Marino (seicentesco).

La versione dell'Eneide di Caro, dunque, si inserisce in questo contesto di attualizzazione del metro riportando 'in vita' un'opera classica e così fondamentale in quanto scritta da Virgilio, guida ideale di Dante Alighieri nella Commedia è stato celebrato anche come taumaturgo e mago. In questa veste anticamente era considerato il patrono 'profano' di Napoli.

Le celebrazioni per i 450 anni dalla morte del Caro sono fondate sul suo "verseggiare [che] fa scuola, si impone come modello di scrittura, i cui echi si ritroveranno nel Seicento, nel Settecento e, ancora, nell’Ottocento." Vi si rintracciano contaminazioni essenziali dell'impianto epico latino con gli elementi tipici della cultura e dell'etica cavalleresca e l'amor cortese, che ritroviamo anche e soprattutto nel Furioso. Nella versione dell'Eneide del Caro, citando ancora il prof. Federico Cinti, "Enea, quanto Didone e Turno, sotto la lente cariana, hanno appreso quei valori e quelle virtù proprie della morale cavalleresca, e si comportano secondo queste regole. In tal modo, la bellezza, la gloria, l’amor di patria divengono i sentimenti cardine dei personaggi, descritti attraverso il nuovo verso eroico’ plasmato dal Caro".

Fonti: bibliomanie.it
Immagine: Eugène Delacroix: Dante et Virgile aux enfers. Museo del Louvre, Parigi

 

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