Leggere Dante nel XXI secolo, riscoprire il carattere elettrico di certe letture classiche, l’influenza della Divina Commedia nei poeti contemporanei e nella letteratura straniera. Il poeta e saggista Valerio Magrelli, amante della Divina Commedia e dantista per vocazione, ha anche fornito una breve, personale, guida alla lettura del capolavoro dantesco: “Leggere Dante al di fuori del suo contesto è impossibile, ma contemporaneamente, e questa è la sfida, è importante restare ancorati al testo. […] In alcuni grandi testi come la Divina Commedia, come l’Ulisse di Joyce, le note non sono elementi esterni ma fanno parte dell’economia dell’opera. Sembra contraddittorio ma è così, ecco perché io sostengo che questo tipo di capolavoro non si può apprezzare senza le note. Togliere le note vuol dire perdere il filo che ci collega a loro anche se, evidentemente, non si può pretendere di fare una lettura legata alle note. Ecco le note vanno, secondo me, studiate prima e assorbite, dopo di che ci si può lanciare in una lettura, come hanno fatto Sermonti, Benigni e tanti altri. Ma senza un introito, senza una presentazione, senza una guida tutto ciò si perde.”

Profondo conoscitore dell’opera dantesca e della letteratura italiana degli ultimi due secoli, il professor Marcello Carlino ha rimarcato la contemporaneità e l’internazionalità del messaggio dantesco, portatore di una vastissima quanto universale rete di significati: "La modernità del messaggio dantesco risiede nella sua estrema varietà, e quindi nella capacità che la sua poesia ha di costruire una rete amplissima di significati. Si tratta di un poema che mette insieme linguaggi e culture diverse. È un’opera fondamentalmente multiculturale; è un poema che interviene su grandi questioni di carattere filosofico e scientifico, inserite all’interno di pagine di straordinaria liricità. Si tratta, insomma, di una poesia a 360 gradi, che tra l’altro ha delle immagini di straordinaria modernità: io ricordo il XXV canto dell’Inferno, che sembra persino anticipare alcune scene di film horror attuali. […] È anche un’opera che consente, volta per volta e frammento per frammento, di godere di elementi, di rappresentazioni, di riflessioni, che sono di fondamentale valore. […] la Commedia, proprio per questa sua ricchezza di proposte, si presta esattamente all’esercizio della conoscenza, a un viaggio delle emozioni che naturalmente non può avere confini nazionali. E da questo punto di vista, sebbene sia un’opera tutta e fortemente italiana, è anche e fondamentalmente un’opera di livello mondiale."

Dantista e storico della lingua italiana, è stato protagonista di un interessante esperimento di traduzione linguistica dell’Inferno dantesco nello slang giovanile di Milano. L’iniziativa, lanciata dalla sua pagina Facebook, ha portato alla creazione della Crasta Commedia: “Il punto di partenza è stato proprio linguistico, cioè il desiderio di far reagire un linguaggio basso, ultra-colloquiale e teoricamente buono solo per l’hip hop con la più alta poesia mai scritta, e dunque tentare una riscrittura all’apparenza impossibile. In quella che ho ribattezzato la Crasta Commedia, oltre a usare l’endecasillabo, ho rispettato numero di canti, numero di versi per canto, scansione delle varie sequenze del testo e successione di gironi e peccatori come nell’originale: volevo vedere cosa succedeva a ingabbiare la parodia nella esatta struttura dantesca. Ciò che ne è venuto […] dimostra che la poesia di Dante resiste a ogni tipo di “violenza”, riscrittura, rifacimento, traduzione più o meno crasta che sia!”. Una poesia immortale dunque, perfettamente viva ed appassionante oggi come allora “perché un lettore, di qualunque epoca, non può cessare di ascoltare la voce di chi ci pone dinnanzi ai più grandi temi che riguardano l’uomo, e cioè la vita, il nostro agire su questo mondo, con tutta la gamma di passioni e sentimenti, la realtà in tutti i suoi aspetti, e assieme Dio, la vita eterna, l’interrogarci sul senso profondo di ciò che facciamo, il rapporto con qualcosa che ci trascende. Dante insomma parla di tutto e di tutto ciò che più conta e che ci dovrebbe premere se ci vogliamo dire a pieno uomini”

Virgilio Sieni racconta del suo incontro con Dante, avvenuto nella sua famiglia contadina con “strofe cantate lavorando nei campi”. In questo modo i suoni diventarono una “cadenza che andava a collegare la lingua con tutto quello che afferiva al sistema motorio”. Da Dante alla danza, per Sieni, ogni cantica è un “continuo sprofondare in ogni dettaglio del corpo”, in un disegno che mostra uno spazio concreto e orizzontale, ma anche uno ultraterreno in una visione tridimensionale. E sulla danza ai tempi di Dante, dice Sieni: “l’apparente distanza tra una danza giullaresca e una danza coreografica, dettata da un movimento più geometrico e fondato sul numero, caratterizza molto quello che è il periodo di Dante”. Numero e geometria, elementi distintivi della Commedia, confluiscono in “Ballo 1265”, spettacolo che a dicembre 2015 chiuderà i festeggiamenti del 750° anniversario dalla nascita di Dante. Cento danzatori e persone comuni si cimenteranno in “una coreografia impossibile”. Un atlante sul mettersi in cammino.

Il “mio Dante” è quello che riesce, nel suo immaginario, nella sua persona e nella sua esperienza personale, e anche nella sua battaglia politica all'interno della comunità civile e di quella ecclesiale, a trovare le ragioni per raccontare quell'opera universale che è la Divina Commedia, un'opera che ha segnato la cultura di tutte le nazioni e di tutte le lingue. Dante continua perciò ad essere una figura molto popolare e anche chi non ne ha mai letto una sola terzina cita, inconsciamente, la Divina Commedia, questo proprio perché è un'opera che è nel DNA di ogni italiano, anche di chi non l'ha mai letta.