Intervista a Rino Caputo

A cura di Valeria Noli

Il secondo numero delle 19 domande propone una conversazione su Luigi Pirandello a 150 anni dalla nascita, concentrata sulla sua figura umana, ma anche sulla sua capacità di guardare oltre le maschere e le convenzioni, addirittura oltre la realtà e ci riporta con forza su un paradosso che non si risolve. Pirandello, leggendolo, ci appare oggi un grande classico moderno, ma è stato vissuto ieri, nei decenni del Dopoguerra, come un attardato erede del conflitto di fine Ottocento tra realismo ed espressionismo psicologico, temi travolti dall’avanguardia artistica. Al contrario, rileggendolo con la guida destrutturante e purificante di Rino Caputo ci appare più moderno e costruttivo delle avanguardie a lui contemporanee, produttrici di distonica disarmonia tra problemi esistenziali dell’individuo, delle comunità e le sensazioni vissute, insomma, per dirla con lo psicanalista Luigi Zoja, tra etica ed estetica. Pirandello è il padre dei migliori autori di oggi, nella forma e nelle tematiche trattate. Pirandello era un meridionale che credeva nella nuova Italia, nella sua capitale, Roma, nella forza della costruzione dello Stato, imperfetto, magari anche putrido e corrotto, ma sempre un tentativo coraggioso di costruzione collettiva. Figlio di una famiglia garibaldina, crispina, è consapevole dei fallimenti dell’unificazione, ma non rinnega l’unità. Rifiuta il socialismo perché globalizzatore, mondializzatore, distruttore delle identità, ma non si aggrappa alla retorica nazionalista. Il Risorgimento ha fallito, ma non del tutto. Il socialismo non è una risposta. Il fascismo lo attrae ma capisce che è un sentiero interrotto e fuorviante, che si perde in una selva nera. In tutto ciò, nelle parole strappate da Valeria Noli a Rino Caputo vediamo squarci di una storia personale e un’arte strettamente legati che esplodono in temi di imbarazzante contemporaneità. La follia della moglie, in fondo profondamente amata; le gelosie per i figli; le giovani amanti che ispirano, attraggono ma non possono diventare una realtà alternativa. Pirandello era disinibito prima della disinibizione generalizzata e industriale di oggi, ma non aveva perduto il senso delle radici, delle generazioni, della responsabilità dei padri. Adozioni, stupri, conflitti tra genitori legali e genetici, identità virtuali e immaginarie. Insomma una materia incandescente che vive in una forma classica oggi ci appare tanto superiore a quella delle allucinogene avanguardie del Novecento, artefatte, distoniche e in fondo sterili prodotti di mercato [dalla Prefazione di Paolo Peluffo]

Collana: 19 domande

Anno: 2017

Editore: Società Dante Alighieri