Martedì 28 febbraio il Comitato di Roma invita alla presentazione del volume di poesie di Giulio Gasperini Migrando (END Edizioni, 2016). L'autore dialogherà con Giovanni Di Peio, Presidente del Comitato di Roma, Raffaella Fiorani, Responsabile delle Scuole di Italiano e Coordinatrice Comitati italiani e esteri della Società Dante Alighieri. Interverranno all'incontro anche Francesca Corrieri, Sara Fabrizi, Matteo Guenci, Davide Malagrinò, Lorenzo Moscardini e Elisa Venturi, del Gruppo Studentesco del Comitato di Roma.

L'incontro avrà inizio alle 17 e si svolgerà nella Galleria del Primaticcio di Palazzo Firenze (Piazza di Firenze, 27, Roma), con ingresso libero.

Sarà l'occasione per parlare del mito dell'inquietudine umana, "del giro della prigione, del desiderio di conoscenza che spinge al viaggio, di un altrove che non può non essere visto e non può non nascondere tesori e rinascite si è infranto a Lampedusa, in un braccio di mare che per molti si è trasformato in dolore, sofferenza e morte." Giulio Gasperini usa il linguaggio della poesia per raccontarci una storia che conosciamo, ma che spesso non vogliamo stare a sentire: troppo grande l'indifferenza che protegge dalle responsabilità, troppo breve lo sdegno, troppa l'impotenza che si rifugia nell'oblio. Abbiamo chiesto all'autore di raccontarci come è nata l'idea di scrivere un libro di poesie su un tema così attuale e bruciante.

Anche in poesia si possono esprimere le forme dell'impegno e della denuncia sociale. Quali sono stati i motivi che hanno guidato la scelta di scrivere poesie sui migranti?

 

Il motivo principale è che io so utilizzare solo il linguaggio della poesia; o almeno ci provo. Ogni volta che mi metto a scrivere qualcosa, prima o dopo prende subito una forma poetica, inevitabilmente.

In più, credo che la poesia abbia una sua potenza innata: quella di rivolgersi alle persone in una forma più libera e seducente, senza che la poesia stessa debba essere per forza capita. Lo diceva anche Caproni: "la poesia spesso è seduzione di suono, più che totale comprensione." Deve lasciare degli incanti, delle attrattive, delle suggestioni che poi ogni lettore elabora e declina secondo i propri mezzi.

Le migrazioni possono essere anche emotive, culturali, interiori... 

Nel libro si parla di tanti esempi di migrazioni, da quelle degli uomini dell'attualità a quelle delle rondini che ogni anno ritrovano la strada di “casa” secondo una memoria genetica che non conosce regole evidenti, da quelle dei primi uomini che si arrischiarono a indagare cosa ci fosse oltre l'orizzonte prossimo, ancora poco saldi su due sole zampe, a quelle degli italiani che in altre epoche furono costretti a cercarsi un futuro più degno altrove, molto lontano, secondo uno schema perverso di destini incrociati.


Tra incroci di destini e impegno non possiamo non pensare a Italo Calvino: il tema dell'intellettuale impegnato nella società è ancora attuale?

La poesie deve assumere il tono dell'impegno e soprattutto assumersi il dovere di relazionarsi con la società, contribuendo con il suo specifico linguaggio all'informazione e alla formazione della società stessa. La poesia ha un grandissimo potenziale, è un linguaggio che parla alle componenti più emotive ed emozionali dell'uomo, creando pause di pensiero e spazi di riflessione lontani dal chiasso delle volgarità. E per essere letta ha bisogno di tempo, di silenzio, di concentrazione: ha tutte le potenzialità di una cura.

Vuoi fare qualche esempio di poesia "impegnata"?

A mio avviso, quasi tutti i poeti che hanno scritto una bella poesia sono stati impegnati: da Sandro Penna a Patrizia Cavalli, da Patrizia Valduga a Iolanda Insana, da Costantino Kavafis a Garcìa Lorca, da Amelia Rosselli a Emily Dickinson, tutti e tutte loro hanno utilizzato la lingua poetica per far riflettere i lettori, per farli confrontare con una parola che fosse oltre e altro, rispetto al puro e semplice significato, che costruisse un'identità complessa anche attraverso il significante.

Per me il ruolo impegnato della poesia non è per forza quello militante, ma l'avere consapevolezza e intenzione di informare e formare.

Quali esperienze personali porti in questo libro?

Le esperienze che hanno portato alla stesura di questo libro sono fondamentalmente tre: il mio lavoro come operatore sociale, ad Aosta, che ho iniziato a fare nel 2012 e per il quale non ero formato: ho iniziato a informarmi, leggere, studiare, confrontarmi con gli altri per capire qualcosa di questo mondo complesso che è l'immigrazione. In questi anni ho incontrato tante persone che mi hanno “regalato” le loro storie, e io ho cercato di valorizzarle attraverso il linguaggio poetico.

La seconda esperienza è quella del viaggio a Lampedusa che ho fatto nell'estate del 2013: dopo aver tanto sentito parlare di quest'isola, che pareva oramai un non luogo, decisi di andare a visitarla per rendermi conto di persona che cosa fosse in realtà.

La terza esperienza, indiretta ma non meno sentita, è quella del naufragio dell'ottobre 2013, dove morirono circa 366 migranti, che per poche settimane ha parso risvegliare la coscienza sociale e morale di tutti noi cittadini, per poi finire rapidamente nel dimenticatoio con le altre notizie della comunicazione globale.

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