Jhumpa Lahiri è una scrittrice statunitense, nata nel Regno Unito da una famiglia immigrata dall'India. Le lingue della sua vita sono sempre state il bengali e l'inglese. Ha raggiunto la notorietà con libri, in inglese, come L'interprete dei malanni (che le è valso il Premio Pulitzer per la narrativa) e La moglie. Poi nel 2012 ha compiuto una scelta insolita, dettata dalla passione e dalla curiosità per la lingua italiana: si è trasferita a Roma con la famiglia e ha intensificato i suoi studi della lingua, iniziando a scrivere in italiano, prima per sé – con diversi diari – e poi per il pubblico con una rubrica su Internazionale e una su Nuovi argomenti. In un'intervista pubblicata pochi giorni fa dal Wall Street Journal, condotta da John Burnham Schwartz, racconta, a partire dal suo ultimo libro In altre parole, l'esperienza di appropriazione di una lingua che le era prima estranea e le grandi emozioni e soddisfazioni a questa legate.

In altre parole (Guanda, 2015) è scritto e pubblicato in italiano, con traduzione inglese a fronte, ed è definito dall'autrice un'”autobiografia linguistica”. Ripercorrendo la sua esperienza romana l'autrice racconta come ha scoperto di potersi esprimere, in italiano, in un modo nuovo, che le apparteneva ma che non conosceva. Questa nuova scrittura ha anche rappresentato per lei una forma di libertà assoluta, di rottura da qualsiasi condizionamento. L'italiano è così divenuto la sua lingua intima, la “stanza tranquilla” in cui stare per conto proprio, riscoprirsi e scoprire una capacità espressiva e di comunicazione nuova: “la ragione per cui continuo a scrivere in italiano è che mi porta a raccontare le cose in un modo diverso […] è il mio italiano, inusuale e imperfetto, ancora impreciso e non sedimentato nel vissuto, ma di un'inedita forza”.

Sarà anche per questo che lasciare Roma per tornare negli Stati Uniti – a Princeton, dove attualmente insegna scrittura creativa – ha rappresentato, come racconta nell'intervista, un momento molto doloroso, anche a causa della forte nostalgia per la lingua che l'ha portata in più occasioni a fermare i passanti che sentiva parlare italiano soltanto per scambiare due parole in quella lingua a lei così cara.

Intervista originale

a.c.

[Crediti immagine: IncMan]