Con la bella stagione sotto l’ombrellone, in un parco o sul divano di casa, nel pieno delle nostre vacanze, tutti diventiamo accaniti lettori. Di libri, di quotidiani, di cruciverba, ma anche di una diversa forma letteraria sempre più diffusa che, secondo le statistiche, viene acquistato e letto da un variegato pubblico: il fumetto
Un genere che, con la sua semplicità di lettura e con immediatezza percettiva, è anche un ottimo mezzo di comunicazione. 
Ci aiuta in questa breve analisi lo scrittore Paolo Di Paolo, attento osservatore dei nuovi linguaggi ed autore di bellissimi libri per ragazzi come Papà Gugol (2017, Bompiani) e La Divina Commedia (2015, La Nuova Frontiera Junior).
 
Di Paolo, il fumetto è un buon modo di avvicinare i giovani (e gli adulti) più pigri alla lettura? 
 
"Certo, non bisogna fare troppe distinzioni, in questo caso. Sono testimone diretto di come la storia a fumetti possa portare verso altre letture (senza immagini!). Sono stato letteralmente un divoratore di fumetti e da lì ho trovato la strada verso i romanzi. Non credo si tratti solo di "pigrizia"; tra l'altro, le storie a fumetti possono offrire anche una notevolissima complessità narrativa”.
 
Il fumetto entra quindi a far parte a pieno titolo della letteratura, non d’élite, che per la sua diffusione possiamo definire popolare e che nel corso degli ultimi anni raggruppa un genere di lettori fatto non solo di giovani.
 
E' variegato il mondo dei fumetti italiani, che annovera tra i suoi personaggi ed autori un elenco estremamente interessante
Si parte dall’antesignano per eccellenza, Tex Willer, il giustiziere solitario del far west americano scritto e creato da Giovanni Luigi Bonelli e dal disegnatore Aurelio Galleppini.
 
Dagli Usa sono arrivati nel secolo scorso Topolino e la banda dei personaggi di Walt Disney, subito tradotti in italiano e poi, dal 1932 disegnati e prodotti dalla casa editrice Nerbini con i testi di Giove Toppi e i disegni di Paolo Lorenzini. Il celebre settimanale con protagonista il “topo più famoso del mondo” ha appassionato generazioni di giovani e non lettori. Storie senza tempo (i personaggi sono immortali e non invecchiano mai!) ma che con il tempo devono pur fare i conti! Basta confrontare una storia di un albo degli anni Sessanta con quella di oggi. Cambiano il linguaggio, lo stile, la velocità di disegno.
"Una delle piste di ricerca più interessanti per un linguista potrebbe essere proprio quella legata al cambiamento della lingua nei fumetti”, suggerisce Paolo Di Paolo. "Soprattutto in quelli seriali, con personaggi-simbolo. Ecco, Tex ha sempre parlato la stessa lingua? E Diabolik? E Topolino? In quest'ultimo caso, è evidente come un'annata degli anni Trenta sia notevolmente diversa da un'annata degli anni Novanta. Ma credo che anche solo guardando all'ultimo ventennio si possano rilevare trasformazioni linguistiche interessanti”.
 
Molti ricorderanno poi il Corriere dei Piccoli, il settimanale Il Giornalino delle Paoline, con tantissimi personaggi e strisce (Pinky, Fra Tino di Athos, Lucky Luke, …).
Oggi vanno per la maggiore Dylan Dog, i graphic novel di Zerocalcare, la comicità di Rat Man, i viaggi di Corto Maltese, il fascino di Diabolik.
 
L’Italia vanta artisti di fama internazionale come Milo Manara, Cipputi, Bonvi, Guido Crepax.  
Di Paolo, quale fumetto italiano è secondo lei scritto meglio?
"Di recente, le proposte di storie a fumetti "letterarie", chiamiamole così anche se gli interessati forse non sono d'accordo, hanno avuto un incremento. La lingua che usa Gipi è a tutti gli effetti una lingua lirica. E cito per tutti Zerocalcare che con "Dimentica il mio nome" ha scritto secondo me uno dei racconti più belli di questi anni. I toni della sua narrazione - ironia, malinconia, ecc. - sono così vari e precisi da non avere nulla da invidiare agli scrittori senza immagini, anzi”.
 
Fumetto, dunque, buon maestro. Non solo divertimento e relax, ma anche funzione educativa e lessicale. Chi non ammette di aver imparato termini ed espressioni mai lette o sentite prima?
 
Di Valerio De Luca, redazione Società Dante Alighieri
 
 
Zerocalcare