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A 750 anni (forse) dalla sua nascita e a 680 (certi) dalla sua morte, Giotto di Bondone - uno degli autori più importanti della storia dell'arte italiana, diventa il personaggio di una storia intricata. Sembra strano trovare il Maestro nella trama di un romanzo giallo, per quanto di ambientazione storica, ma il titolo Giotto e i misteri di casa Scrovegni allude anche a uno dei misteri dell'Arte: anche i creatori di bellezza possono nascondere un animo "gretto e brutale". La narrazione, intessuta di elementi storici e di ambientazione, è cadenzata dalla comparsa di brevi "didascalie" cui l'autore assegna la funzione di contrappunti schematici intitolati alla "Verità". 

Dalla quarta del libro: «Il grande teologo Alberto da Padova sostiene Giotto, intento agli affreschi della Cappella degli Scrovegni, a Padova. Jacopo, allievo di Giotto, inizia una storia d'amore segreta con Agnese, ragazza al servizio degli Scrovegni. Agnese però scompare misteriosamente. Ciò che scoprirà Frate Alberto indagando sulla sparizione gli sconvolgerà la vita.»

Abbiamo chiesto all'autore, Canzio Dusi, di svelarci qualche mistero contenuto nel suo libro, che si inserisce nell'odierna fortuna del Medio Evo (considerato "tempo oscuro" fino a pochi anni fa). 

Iniziamo dalle basi: perché un giallo nel quale troviamo "addirittura" Giotto? 

Il libro è frutto di una passione che dura da molto tempo per l’arte, in genere, e per Giotto in particolare. Scrivere una storia ambientata nel 1300 è stata poi una validissima scusa e una efficace motivazione per studiare e approfondire un periodo storico straordinario e scoprire nuovi dettagli relativi alla vita di un artista fondamentale qual è Giotto e alla nascita di un capolavoro assoluto quale è la Cappella degli Scrovegni.

Ma c’è stata anche una scintilla, rappresentata dalla scoperta che ho fatto leggendo il bellissimo saggio del prof. Giuliano Pisani I volti segreti di Giotto: la Cappella degli Scrovegni non è solo un capolavoro artistico ma anche un vero e proprio trattato di teologia agostiniana. Il tema del libero arbitrio in particolare mi ha stimolato a raccontare una storia che fosse incentrata su questo impegnativo dono divino.

Il Medio Evo oggi non è più considerato un periodo "oscuro", come in passato: che cosa è cambiato?

Fino a qualche anno fa si applicava un metodo di classificazione puramente storico, secondo il quale fino alla scoperta della America la vita delle persone era triste, misera e pericolosa. Oggi le analisi più approfondite e laiche in materia non possono che riconoscere l'eccezionalità di un periodo di pre-rinascimento italiano a cavallo tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300. Basti pensare che nella sola Firenze in quegli anni sono cresciuti i talenti inarrivabili di Giotto e di Dante Alighieri, figli del loro genio ma anche del loro tempo e imbevuti dello spirito culturale straordinario che pervadeva la vita della loro città in quel periodo.

I discorsi "di teologia" tra frate Alberto e Manfredo rispondono alla domanda di alti valori posta dall'uomo contemporaneo, orfano di principi e grandi valori?

Certamente vi è il desiderio di capire in profondità l’essenza primaria e alta dell'esistenza, che pervade l’uomo da sempre, una sete inestinguibile di sapienza che dia appunto sapore all'esistenza di ognuno di noi. Il romanzo così diventa anche una scusa per ragionare insieme con il lettore su temi profondi e essenziali, ancora da esplorare nonostante il progresso tecnologico abbia cambiato completamente il nostro modo di vivere.

I brevi passaggi intitolati "Verità" e disseminati tra i capitoli sono come voci fuori onda, che lasciano indovinare simboli antichi e complessi. Qual è la funzione di questi contrappunti nell'economia del racconto?

Hanno lo scopo di coinvolgere il lettore fin da subito nella trama del romanzo, facendo intuire che nello svelarsi della vicenda si scopriranno sorprendenti e inattesi avvenimenti. Il romanzo storico ,infatti e inevitabilmente, deve anche dedicare tempo e parole all'ambientazione e alla descrizione della vita quotidiana di allora per aiutare il lettore a immedesimarsi nei personaggi; ciò rischia ogni tanto di far dimenticare il filone narrativo principale perdendo di vista la parte "gialla" del racconto. Volevo perciò ogni tanto riportare il lettore all’interno della vicenda narrativa di pura invenzione.

L'impiccato, Giuda, San Francesco... qual è il tuo personaggio preferito nella tua storia?

Banalmente, Frate Alberto da Padova, il teologo di Giotto; penso che sia quasi inevitabile sentirsi vicini nel suo percorso travagliato e complesso di ricerca del bene, della cosa giusta da fare. I suoi errori drammatici, le sue scelte che pagherà con enormi sofferenze nel corso del romanzo sono gli errori e le scelte complesse della nostra vita quotidiana. Il tema di fondo del libero arbitrio, grande dono ma anche grande responsabilità affidataci da Dio, si evidenzia soprattutto nella continua difficoltà di discernimento tra bene e male che contraddistingue questo personaggio. Per questo lo ho sentito da subito molto vicino e tale vicinanza è cresciuta seguendo il percorso su cui la necessità di narrare questa vicenda mi ha condotto.

Ci sono figure reali e contemporanee cui ti sei ispirato per alcuni dei tuoi personaggi?

Uno dei problemi più complessi da affrontare nello scrivere un romanzo ambientato 700 anni fa consiste nel riuscire a immedesimarsi nei personaggi per far sì che le loro azioni, le loro parole, i loro pensieri, i loro atteggiamenti siano coerenti. Da una parte serve aspirare al massimo rigore storico, dall’altra però è utile avere davanti figure di riferimento nella propria vita quotidiana che fungano da esempi, persone che abbiano caratteristiche simili a quelle dei personaggi della storia. Si tratta in genere di amici o conoscenti che rientrano nella sfera quotidiana e personale, o di profili genericamente attinti da fatti di cronaca, ma senza riferimenti espliciti a personaggi noti.

Un tema interessante sono gli interrogativi che il romanzo pone sulla figura umana di Gesù, invitando a ripercorrerne la figura divina. Da quale prospettiva inquadri il tema?

Uno degli aspetti affascinanti dell’arte di quel tempo riguarda la funzione educativa per una popolazione in gran parte incapace di leggere e scrivere; nel romanzo si accentua la figura storica del teologo padovano che collabora con uno dei più grandi pittori viventi per spiegare ai fedeli temi complessi come quello della Trinità o, appunto, quello della doppia natura umana e divina di Gesù. Pensiamo al "Noli me tangere", esempio fulgido grazie alla capacità di Giotto di mostrare in Gesù sentimenti quasi di nostalgia per la perdita della natura umana che Gli aveva permesso di condividere gioie, dolori, amicizia e delusione, insomma gli aspetti quotidiani nella vita delle creature per le quali si era sacrificato.

Nell'epilogo i tuoi personaggi (si intuisce una coralità di punti di vista anche se ne compare uno solo) affermano che c'è un destino per l'uomo. Tu che cosa ne pensi?

La Cappella degli Scrovegni non è solo un capolavoro artistico ma anche un meraviglioso trattato teologico sul libero arbitrio secondo la visione di S. Agostino. Io penso che Dio abbia donato all’uomo la possibilità di cercare di perseguire il bene e che gran parte di quello che chiamiamo destino sia in realtà conseguenza più o meno diretta di decisioni umane.

Ci sveli uno dei misteri di casa Scrovegni?

Talvolta anche chi partecipa attivamente a creare bellezza può nascondere un animo gretto e brutale.

 

vn