Ogni settimana consigliamo una nostra selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani. Buona lettura!
 
L’italiano della politica e la politica per l’italiano
a cura di Rita Librandi e Rosa Piro
Franco Cesati Editore
€ 65.00, 911 pagine
 
L’italiano della politica è stato di recente oggetto di studio da parte dei linguisti e degli storici della lin­gua, che lo hanno esaminato da molti punti di vista, spaziando temporalmente dalle prime testimonianze medievali fino Machiavelli, dall’oratoria dei giacobi­ni fino ai comizi del Novecento; con analisi sull’uso e il valore semantico assunto da alcune parole ed espressioni nelle opere di Dante, Machiavelli, Maz­zini e Gramsci, autori che ben esemplificano le fasi essenziali di una storia del nostro lessico intellettuale ancora tutta da scrivere.
Gli studi presentati in questo volume abbracciano la nascita e la storia del linguaggio politico e del suo lessico, i discorsi di alcuni protagonisti della nostra storia, le strategie linguistiche della propaganda, le più recenti novità introdotte dalla rete e dai social network.
Sono ovviamente gli ultimi sessant’anni della nostra storia che molto “pesano” sul linguaggio politico, at­traverso parole, formule, locuzioni che spesso hanno finito con l’identificare i politici che le avevano pro­nunciate. Dalle convergenze parallele, ovvero da «tut­to quello che la gente comune ricorda di Aldo Moro», passando per il trasformismo, il rimpasto, l’inciucio e il ribaltone, fino agli aforismi di Andreotti, alle sgua­iatezze di Bossi e ai tweet di Renzi.
Non poteva mancare in un volume sul linguaggio della politica una sezione dedicata alla politica per l’italiano e, in particolare, alla riflessione su due temi oggi molto dibattuti, i provvedimenti presi o proposti in materia di lingua nella seconda metà del Novecen­to e l’italiano all’estero.
 
 
Pezzi da museo
Perché alcuni oggetti durano per sempre
di Maria Vittoria Marini Clarelli
Carocci
128 pagine, 13 euro
 
Le cose che diventano pezzi da museo possono essere di gran valore o solo di uso comune, ma sono state tutte scelte per aiutarci a ricordare chi siamo. Per questo debbono subire una trasformazione radicale, smettendo di essere utilizzabili per diventare capaci di sfidare il tempo, non solo con i loro significati ma anche con la loro presenza fisica. Nella vicenda dei pezzi da museo si alternano cura e distruzione, raccolta e dispersione, fama e oblio. Di loro si sono occupati scrittori e poeti, artisti e scienziati, filosofi e politici. Queste tracce materiali della nostra identità culturale servono a raccontare una storia diversa da quella basata solo sui documenti scritti. Il nostro rapporto con loro, però, non è solo intellettuale, ma ha anche un risvolto misterioso: l’aura, che è una percezione più profonda e carica di risonanze. Così, fra tutti gli oggetti del mondo, i pezzi da museo sono quelli ai quali spetta il destino di significare di più e più a lungo per le persone.
 
Maria Vittoria Marini Clarelli dirige l’Ufficio studi del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. È stata soprintendente alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e ha insegnato Museologia presso la Facoltà di Architettura della Sapienza Università di Roma.
 
 
E’ in edicola il nuovo numero di 
Medioevo
MyWay Media
5,90 euro
 
ALL’ASCOLTO DEL MEDIOEVO
Dal brusio sommesso delle preghiere ai rintocchi delle campane, la vita quotidiana delle città medievali era accompagnata da una moltitudine di suoni e di rumori. Un paesaggio sonoro che possiamo immaginare e ricostruire grazie alle fonti iconografiche e documentarie, a cui si aggiungono le molte e colorite cronache dei grandi eventi, ma anche di gustosi momenti privati...
 
Immaginare di chiudere gli occhi e di ascoltare i suoni e i rumori di una città medievale potrebbe sembrare un’operazione eccentrica, se non impossibile: in fondo solo dalla fine dell’Ottocento siamo in grado di registrare qualcosa e, come scriveva il Dottore della Chiesa e poi santo Isidoro di Siviglia (560 circa-636) nel De Musica, «se l’uomo non trattiene i suoni nella sua memoria, essi spariscono, perché non possono essere scritti». Di questa «fonosfera» medievale abbiamo talvolta qualche labile descrizione: tracce imperfette di un mondo che fu incredibilmente ricco e che ora ci appare come un affresco scrostato su di una parete umida. Certo, il Medioevo cominciò a lasciarci qualche traccia melodica attraverso una timida notazione musicale, ma nulla potrà piú restituirci il suo variegato paesaggio sonoro. Nulla o quasi, visto che da qualche decennio gli studi di antropologia ed etnomusicologia ci hanno aperto le porte – meglio, le orecchie – su questo mondo inesplorato e affascinante.
 
E poi:
ANIMALI MEDIEVALI
- Da stregone a salvatore
RESTAURI
- Piazza, bella piazza...
MUSEI
- Incanto romanico
APPUNTAMENTI
- Quando i castellani scesero al mare...
- Fuochi di primavera
PITIGLIANO
- Gerusalemme di Maremma
e tanti altri interessanti articoli