Ogni settimana consigliamo una nostra selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani. Buona lettura!
 
La Repubblica degli italiani 1946-2016
di Agostino Giovagnoli
Laterza
388 pagine, 13,99 euro
 
Immigrazione, guerre, terrorismo e crisi dell’Europa sembrano oggi problemi insormontabili. Di fronte a queste sfide, gli italiani appaiono incerti tra ripresa di un forte progetto comune e rassegnazione al declino. Dopo la Seconda guerra mondiale, sulle rovine lasciate dal fascismo, dal disastro bellico, dal crollo politico-istituzionale, la Repubblica italiana nasceva sulla spinta di un fortissimo slancio ricostruttivo, cui contribuì anche un inedito coinvolgimento della Chiesa. Nonostante lo scontro fortissimo tra comunismo e anticomunismo, la democrazia consensuale della Prima repubblica – con De Gasperi e Moro, Togliatti e Berlinguer, Nenni e La Malfa – ha poi unito gli italiani di fronte alla sfida di un cambiamento economico-sociale rapidissimo. Il tramonto della ‘Repubblica dei partiti’ – con Craxi e Andreotti – e il bipolarismo iperconflittuale della Seconda hanno rispecchiato invece divisioni e impotenza davanti a problemi come debito pubblico e rallentamento dell’economia. In entrambi i casi, le vicende nazionali sono state strettamente legate all’evoluzione del sistema internazionale. Al nuovo ordine economico post-bellico imperniato sugli Stati Uniti è poi subentrata, a partire dagli anni settanta, una globalizzazione che ha cambiato le società occidentali, travolto il blocco sovietico e imposto un ‘nuovo disordine mondiale’. In queste ultime trasformazioni si radicano anche la crisi della democrazia rappresentativa, la fine dei partiti di massa e il tramonto di classi dirigenti in grado di rappresentare i popoli e governare gli Stati. Alle origini del nostro presente, insomma, c’è la trama profonda della storia repubblicana.
 
Agostino Giovagnoli è professore di Storia contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano. Si è occupato di Risorgimento e di Italia nel XX secolo, di storia della Chiesa e di relazioni internazionali, con particolare attenzione al ruolo della Cina contemporanea e ai processi di globalizzazione. Fra le sue pubblicazioni: Le interpretazioni della Repubblica (Il Mulino 1998); Il caso Moro. Una tragedia repubblicana (Il Mulino 2005); Chiesa e democrazia. La lezione di Pietro Scoppola (Il Mulino 2011). 
 
Rivedi la presentazione del volume a Palazzo Firenze presso la sede centrale della Società Dante Alighieri.
 
 
Undici treni
di Paolo Nori
Marcos Y Marcos
€ 16, pp. 160
 
Stracciari registra i silenzi. Registra anche i suoni; gli piacciono i suoni, i silenzi, le calze delle donne, la carta che si infilava tra i raggi della bicicletta per far finta di avere una moto, il suono del modem le prime volte che ci si collegava a internet, il messaggio che si sentiva quando entravi in banca “Siete pregati di depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera”. Ci farebbe una mostra, di silenzi e di suoni.
Una cosa che non può sopportare, è quando gli chiedono “Come stai?” “Eh” risponde.
Ha un giubbetto con un’etichetta con “Poliestere” scritto in trenta lingue diverse, e un vicino di casa che si chiama Baistrocchi che lo tratta un po’ male, e un bar sotto casa che loro chiamano Tristobar. Gli piace anche il Tristobar, a Stracciari. E gli piacciono quelli che fanno albering, supermarketing, funiviìng, macchining, bankomating, lavòring, antropologiìng.
E gli è piaciuta una ragazza sarda che ha vissuto con lui per un po’ di anni e in tutti quegli anni non gli ha mai detto “Amore” o “Caro” o “Tesoro” o delle cose del genere. Al massimo gli ha detto “Disgraziato”. Se era proprio molto ma molto contenta, gli diceva “Delinquente”. E lui era così contento, anche lui.
 
Paolo Nori è nato a Parma, abita a Casalecchio di Reno. Con Marcos y Marcos ha pubblicato o ripubblicato: La meravigliosa utilità del filo a piombo, Disastri di Daniil Charms, da lui curato e tradotto, Si chiama Francesca, questo romanzo, Grandi ustionati – anche in versione AudioMarcos – La banda del formaggio, Si sente?, Siamo buoni se siamo buoni, La piccola Battaglia portatile, Manuale pratico di giornalismo disinformato, Tre matti di Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj, Tre giusti di Nikolàj Leskóv, Spinoza, il Repertorio dei matti della città di Milano,  il Repertorio dei matti della città di Bologna, il Repertorio dei matti della città di Roma, il Repertorio dei matti della città di Torino, il Repertorio dei matti della città di Parma, il Repertorio dei matti della città di Cagliari, Repertorio dei matti della città di Livorno, Repertorio dei matti della città di Andria, da lui curati e tradotti. 
 
 
Cedi la strada agli alberi
di Franco Arminio
Chiarelettere
pp. 160, 13 euro
 
Franco Arminio ha raccolto qui una parte della sua sterminata produzione in versi. Ma non è un’antologia, è un’opera antica e nuova, raffinata e popolare, un calibrato intreccio di passioni intime e passioni civili. La prima sezione è un omaggio al paesaggio e ai paesi che Arminio racconta da anni nei suoi libri in prosa. La seconda ci presenta una serie di poesie amorose in cui spicca il suo acuto senso del corpo femminile. Dopo i testi intensi dedicati agli affetti familiari, le conclusioni sono affidate a una serie di riflessioni sulla poesia al tempo della Rete. I versi di Arminio sono lavorati a oltranza, con puntiglio e cura, con l’obiettivo di arrivare a una poesia semplice, diretta, senza aloni e commerci col mistero. La sua scrittura è una serena obiezione alle astrazioni e al gioco linguistico, una forma di attenzione a quello che c’è fuori, a partire dal corpo dell’autore, osservato come se fosse un corpo estraneo. L’azione cruciale è quella del guardare: “Io sono la parte invisibile / del mio sguardo”.
 
Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente. Tra i suoi libri ricordiamo, tra gli altri, Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza), Terracarne (Mondadori), Cartoline dai morti (Nottetempo) e Geografia commossa dell’Italia interna (Bruno Mondadori). Si occupa anche di documentari e fotografia. Come paesologo scrive da anni sui giornali e in Rete a difesa dei piccoli paesi. Ha ideato e porta avanti La casa della paesologia a Trevico e il festival “La luna e i calanchi” nel Parco Letterario “Carlo Levi” di Aliano.