Ci sono voluti alcuni anni per costruire la candidatura, e dedizione per rispondere alle complesse procedure che l'hanno portata al successo. Il Ministero delle politiche agricole e forestali celebra l'iscrizione dell'arte dei pizzaiuoli napoletani, molto voluta dall'Italia, nella Lista rappresentativa Unesco del Patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Dopo il riconoscimento acquisito dalla lingua Napoletana (qui, nel sito Patrimoni Linguistici, si spiega bene il significato esatto di questa dicitura), e il precedente tentativo di candidare anche la canzone napoletana, l'arte di chi prepara la pizza "nel modo napoletano" è entrata da ieri nella lista degli elementi culturali più emblematici e rappresentativi delle identità culturali locali. Una preparazione irresistibile anche per i rappresentanti Unesco riuniti a Jeju, in Corea del Sud, nel "comitato intergovernativo" che ha votato all'unanimità la candidatura italiana, l'unica per quest'anno. Il numero di richieste d'iscrizione nella lista immateriale infatti non è libero; l'Unesco intende evitare l'affollamento delle liste.

"L'arte del pizzaiuolo napoletano" non significa "la pizza" in quanto prodotto, ma il modo in cui i pizzaiuoli di Napoli la sanno preparare, modo che non si impara leggendo un libro: servono esperienza, tempo, ma soprattutto cultura, approcci e modi precisi nel fare le cose. Così è anche per il made in Italy e per le produzioni intrise di cultura, vocazione artigianale, qualità, stili di vita e senso estetico. Tutto questo l'Unesco lo sintetizza con la locuzione "saper fare". Traduce savoir faire, dicitura che compare nel testo della Convenzione ratificata dall'Italia nel 2007 sulla versione ufficiale francese. Indica le componenti della cultura (vista come lettura del mondo e interpretazione socialmente condivisa di un orizzonte culturale, umano e storico) che preludono alla creazione di un'opera, anche quando non dà luogo a un oggetto materiale. L'arte del teatro, per esempio, che origina una rappresentazione, o una tradizione rituale, una celebrazione festiva.

Queste e altre forme ed espressioni di cultura tradizionale si tramandano da una generazione all'altra, quasi esclusivamente in forma pratica o orale e nel corso del tempo. Identificano le comunità: in tutto il mondo chi mangia una pizza la collega idealmente a un preciso contesto, quello napoletano. La lista Unesco enumera così elementi che sono anche delle bandiere per le comunità, ne rappresentano l'essenza e gli stili di vita.

Un altro esempio (sempre da sud) è la dieta mediterranea, inserita nella lista Unesco nel 2010 per i motivi ben spiegati dal sito della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco: "La dieta mediterranea comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l'allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e consumo di cibo. Mangiare insieme è la base dell'identità culturale e della continuità delle comunità di tutto il Mediterraneo". La candidatura, presentata da Cipro, Croazia, Spagna, Grecia, Italia, Marocco e Portogallo, include anche il modo di considerare e trattare gli ingredienti necessari per preparare una buona pizza e uno dei modi più universali per condividere un bel momento anche con gli altri. 

Ecco la notizia nel sito del Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali)

 

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