In occasione dell’inaugurazione della mostra “Metropoli del mondo: la pittura universale di Francesco Fiscardi” – curata dal dott. Alessandro Masi e presentata da un testo critico a cura del prof. Domenico Raio – abbiamo intervistato il pittore. Le quindici tele esposte rappresentano un viaggio virtuale attraverso altrettante città del mondo, in ordine: Roma, Parigi, Casablanca, Nairobi, Città del Capo, Mosca, Nuova Delhi, Tokyo, Port Moresby, Wellington, Canberra, Los Angeles, Lima, Rio de Janeiro e Londra. Le opere di Fiscardi rappresentano quindi una realtà astratta che attraverso la cognizione dei colori e il volume della pennellata trascinano il visitatore nelle dimensioni raffigurate.

La mostra, nata all’indomani della donazione di un quadro da parte dell’artista alla Società Dante Alighieri, è visitabile libreramente presso la sala Walter Mauro di Palazzo Firenze, sede della Dante, dal 14 al 21 giugno (dal lunedì al venerdì 10:00 – 13:00; Mercoledì 15:00 – 19:30).

Da cosa in particolare ha preso ispirazione per i quadri esposti nella mostra?

La mia pittura prende ispirazione dalla passione per i documentari sulla natura, rinnovata dalla visione di alcuni programmi su National Geographic. Voglio raggiungere il mondo con i colori in astratto.

Ha mai visitato personalmente i luoghi che ha dipinto per la mostra e in base a cosa li ha scelti?

No, dei luoghi che ho dipinto sono stato solo a Roma. Tra tutte le città ho scelto quelle rappresentate perché mi servono come promemoria dei luoghi che non ho ancora visitato ma che vorrei vedere.

Come dipinge i suoi quadri e il suo modo di dipingere è stato influenzato da qualcuno?

Prima faccio un fondo piatto, diverso tra tutti i tutti i quadri, e poi utilizzo l’action painting che consiste nel far gocciolare il colore spontaneamente lanciandolo o macchiando le tele invece che applicandolo con attenzione. L’utilizzo dell’action painting l’ho ripreso da Pollock ma sto cercando di creare uno stile personale. In futuro vorrei provare a dipingere senza guardare perché i colori escono istintivamente. Spesso all’inizio i quadri non mi convincono ma poi gli do un’interpretazione e cominciano a piacermi.

Qual è stato il suo percorso formativo?

Non ho frequentato un’accademia d’arte: sono un autodidatta. La passione per i colori l’ho ereditata da mio padre che era restauratore e imbianchino.

Ha già qualche altro progetto in mente?

Sto dipingendo delle metropoli americane. Ne ho scelte dieci e le sto finendo; per adesso me ne mancano ancora due.

Quale tra le opere esposte ritiene più significativa o quale suscita in lei più emozioni?

Tutte le opere suscitano in me molte emozioni ma quelle più significative sono “Le epoche di Roma” - Italia, “Evocazioni a Casablanca”- Marocco, “Tokyo di notte”- Giappone e “Cala la sera a Port Moresby”- Papua Nuova Guinea. Forse l’opera che suscita in me più emozioni è quella su Roma (in foto): rappresenta le varie epoche della città tramite la stratificazione temporale. Si parte dal basso con uno strato rosso, segno dei fasti dell’Impero romano, e passando per il Medioevo, segnato come strato nero, e dunque di regressione, si giunge prima all’Umanesimo e al Rinascimento, dello stesso colore dello strato classico per la rifioritura delle qualità intellettive. Infine si arriva all’ultimo strato che rappresenta l’epoca attuale.

Come la sua città d’origine ha influenzato la sua arte?

Vengo da Nola, alla periferia di Napoli, e lì fin da piccolo sono stato in contatto con la cultura folkloristica. Sono stato molto influenzato dalla festa dei Gigli di Nola e dai colori dei gigli che vengono portati in processione.

Potrebbe descriverci il percorso ideale che bisognerebbe seguire per comprendere a pieno i quadri esposti nella mostra?

Secondo me bisogna vedere la sistemazione delle opere, disposte circolarmente, come un viaggio che parte da Roma, quindi in Europa, e qui vi termina di nuovo con il quadro “È ora di punta a Piccadilly Circus, Londra”- Inghilterra. Non un viaggio singolo alla scoperta dei diversi continenti - se avessi voluto farlo avrei diviso le opere per continenti senza metterle una di fila all’altra - ma un viaggio che si conclude con un ritorno.

I suoi quadri hanno evidenti collegamenti con la realtà?

Tramite la pittura ho creato un ponte tra immaginario e realtà cercando di rappresentare nei miei quadri ciò che credo possa stimolare la mente degli osservatori e fargli riaffiorare i luoghi da me scelti; per questo ho cercato di inserire alcuni collegamenti con la realtà ma comunque non bisogna dimenticare che i miei sono e restano quadri astratti.

Intervista realizzata dagli studenti del liceo classico Giulio Cesare per il progetto di alternanza scuola-lavoro. Vittoria Bicciolo; Gabriele Palmieri; Tommaso Stella