La redazione della Dante ha incontrato lo scrittore e giornalista Fabio Isman, autore del nuovo volume “L’Italia dell’arte venduta. Collezioni disperse, capolavori fuggiti” (Mulino editore), nel quale viene descritta accuratamente la “terribile diaspora”, mai raccontata per intero, dei capolavori italiani fuori dai nostri confini. Quadri, statue e sculture, libri e intere biblioteche, codici miniati, porcellane, mobili: l’Italia ha sempre venduto la propria arte. Perché mutano i gusti, o perché i patrimoni vanno in rovina. Una storia che Isman vuole raccontarci per analizzare e distinguere i motivi per cui questi straordinari manufatti non sono mai più tornati nel nostro Paese.
 
Dai "Predatori dell'arte perduta", passando per "Andare per le città ideali”, fino a “L’Italia dell’arte venduta: collezioni disperse, capolavori fuggiti”; esiste un filo rosso che lega gli ultimi suoi tre libri?  
 
FABIO ISMAN : Certamente sì. Il nostro Paese vanta un patrimonio immenso, ha tantissimi capolavori, ma moltissimi se li è lasciati sfuggire, o gli sono stati sottratti. E la presenza costante ed ininterrotta del genio italico, che non ha mai ha smesso di produrre opere ed idee uniche ed originali amate in tutto il mondo, richiede attenzioni e cure: le "città ideali" necessitano tutte di manutenzione; e bisogna cercare che le opere rimaste in Italia vadano via con meno facilità di un tempo.
 
Molte sono le nostre opere esportate nel mondo. Verrebbe da dire che abbiamo tanti musei italiani "fuori dall’Italia". Ma i musei all’interno dei nostri confini nazionali sono davvero così conosciuti e amati dai nostri connazionali?
 
In ogni museo del mondo che si rispetti, la sezione dei dipinti primitivi, rinascimentali e barocchi italiani è sempre tra le più appetite: è almeno dal 1400 che il nostro Paese vende spesso i pezzi migliori del proprio patrimonio. Gli stranieri amano moltissimo i nostri musei; gli italiani un po' meno, e un po' meno li conoscono. La parola ‘museo’, nella Penisola non ha sempre un'accezione positiva; dire a una signora che è un pezzo da museo significa rischiare il ceffone; e i pezzi da museo, per noi, sono roba vecchia, da gettar via.
 
Il tema delle opere trafugate, (s)vendute e recuperate, presente anche in film come “Monuments men”, ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale il tema delle opere artistiche come bene di altissimo valore umano che, se distrutti o dimenticati, cancellerebbero la nostra storia e la nostra memoria. L’Europa ed il mondo occidentale si sono molto impegnati nel recupero e nella valorizzazione di queste opere. L’Italia è addirittura in prima linea per la tutela di beni come quelli del Medio Oriente come Palmira e Aleppo. Quanto altro c’è da fare secondo lei?
 
Ottima l'idea italiana dei "Caschi blu della cultura", nuclei specializzati che intervengano nelle zone sensibili: è un lavoro che nessuno può fare meglio dei nostri Carabinieri e dei tecnici del Ministero e delle nostre università. Ma guarderei anche dentro i confini: più cultura, più insegnamenti fin dalle prime scuole, una maggiore attenzione generalizzata, a tutti i livelli.
 
Sfogliando le pagine de “L’Italia dell’arte venduta”, quale storia le piacerebbe segnalarci in anteprima?
 
Invece di pensare a un libro scientifico, che non è il mio mestiere, ho cercato di raccontare stranezze e singolarità: l'arte venduta ne è piena. Chi cede 320 dipinti perché il papa gli ha chiesto di armare due reggimenti, e chi vende solo perché "sfortunato al gioco", o per sistemare in anticipo un'eredità. Ci sono interi complessi unitari che sono sparpagliati per il mondo: pale d'altare ormai divise tra più musei, ma sempre non in Italia. Pochi anni fa, un quadro di Ribera uscito dal Paese perché non riconosciuto, anche se era stato pubblicato appena qualche mese prima, è stato acquistato dal Metropolitan per un milione di dollari. E anche il "Nudo disteso" di Modigliani che un ex tassista cinese, divenuto multimiliardario, ha acquistato in asta per 170 milioni di dollari, era in una collezione italiana, ancora visibile negli Anni Settanta del Novecento. Perché la "Grande Fuga" è iniziata tanti secoli fa, ha avuto il suo acme tra Otto e Novecento, ma non è mai finita.
 
Il volume “L’Italia dell’arte venduta” verrà presentato mercoledì 26 aprile (ore 17.30) a Palazzo Barberini, Roma, alla presenza del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini.
Ne discuteranno con l’autore Marco Fabio Apolloni, Augusto Gentili, Claudio Strinati.
 
 
Modigliani, "Nudo sdraiato", 1917, olio su tela. Il dipinto ha fatto parte della Collezione Mattioli di Milano per 66 anni, finché un magnate cinese, il 9 novembre 2015, non lo ha acquistato in un'asta Christie's a New York, al prezzo di 170 milioni e 405 mila dollari. Il dipinto è così diventato la seconda opera più cara al mondo mai acquistata ad una asta.
 
A cura di Valerio De Luca
Redazione Società Dante Alighieri