“Cari ragazzi, fate fin d’ora tesoro della possibilità di confrontarvi con il pensiero dei grandi intellettuali italiani. Andate sempre in profondità, non fermatevi alla superficie delle cose”. Il Presidente del Senato Pietro Grasso – dopo l’introduzione musicale eseguita dall’orchestra del Festival Pucciniano, diretta dal maestro Alberto Veronesi – ha accolto con queste parole il pubblico di giovani e giovanissimi che riempiva l’emiciclo di Palazzo Madama per la cerimonia di apertura delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis, svolta nel pomeriggio di ieri, dal titolo "Francesco De Sanctis. Un viaggio lungo 200 anni". Della figura di De Sanctis il Presidente Grasso ha ricordato la pagina letteraria e quella politica, nonché la sua passione per la professione di insegnante.

Valeria Fedeli, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, successore di De Sanctis che di quel dicastero fu il primo titolare della storia unitaria nel 1861, ha ricordato alcuni passaggi del discorso di insediamento, testimonianza della vocazione per l’istruzione pubblica e inclusiva come strumento di emancipazione e di progresso per il Paese: “Saremo contenti quando in Italia l’ultimo degli italiani saprà leggere e scrivere”; parole che esprimono al meglio l’apporto valoriale al progetto politico di una nazione unita che si era finalmente concretizzato. La scuola era “presentimento della società”: la sua diffusione capillare, sburocratizzata e improntata alla autonomia, era condizione essenziale alla costruzione di un tessuto di valori condivisi.

Anche Francesco De Sanctis, omonimo pronipote dell’intellettuale e Presidente della Fondazione a lui intitolata, ha ripercorso brevemente la biografia dell’avo, evidenziandone i periodi di esilio come occasioni per familiarizzare con gli ambienti culturali europei, chiave per l’accesso a una linea di critica originale nonché possibilità per promuovere la lingua e la letteratura italiane, non sempre apprezzate. De Sanctis ha  inoltre ribadito la disponibilità della fondazione da lui presieduta (promotrice anche del Premio di letteratura intitolato alla figura dell’intellettuale dedicato alle opere di saggistica) a sostenere le iniziative di quanti vorranno partecipare alla celebrazione dell’importante anniversario.

Ancora la storia biografica, accompagnata dalla ricostruzione dell’evoluzione del pensiero di De Sanctis, è stata oggetto dell’intervento appassionato di Eugenio Scalfari, giornalista e fondatore de La Repubblica: in una tensione tra forma e sostanza (nonostate sia stato discepolo di Basilio Puoti, purista) De Sanctis trova una sintesi compiuta nell’opera di Giacomo Leopardi, considerato capace di una lirica all’altezza dei poeti greci ma anche di coniugare etica e poesia.
“La sua modernità è nel definire la forma come essenza di tutto e di tutti” ha proseguito Scalfari, che ha aggiunto come l’elaborazione di De Sanctis sia particolarmente attuale nella lettura di Machiavelli, a cui l’autore dedica molto spazio nella sua Storia della letteratura italiana

Ultimo relatore è stato il prof. Giorgio Ficara, anch’egli dedicando ampio spazio alla lettura desanctisiana di Leopardi, considerato l’unico genio lirico della letteratura moderna, capace di trasferire la poesia da un tempo all’altro e scongiurare la profetizzata “morte dell’arte”. La grandezza di Leopardi vive, per De Sanctis, in un paradosso “Leopardi produce l’effetto contrario a quello che si propone. Non crede al progresso, e te lo fa desiderare; non crede alla libertà, e te la fa amare. Chiama illusioni l’amore, la gloria, la virtù, e te ne accende un desiderio inesausto… È scettico, e ti fa credente” (da Saggi critici).

A fare da intermezzo e infine concludere la cerimonia sono state le letture da parte dell’attore Fabrizio Bentivoglio di una selezione di brani da Storia della lingua italiana, da La giovinezza e da La filosofia di Leopardi.