Ci sono grandi opere della letteratura e dell’arte che riescono ad illuminare temi umani intramontabili, sempre attuali, vere e proprie ‘parabole umane’, capaci di parlare agli uomini di ogni epoca. Possiamo ancora cogliere la potenza della gelosia di Otello, il dolore di Didone, la sete di conoscenza di Ulisse giungendo quasi a sentire un po’ della follia di Orlando.

Come ha sottolineato il prof. Alberto Casadei, qui intervistato per il 500° anniversario del Furioso, «è molto importante dire che un'opera con un mondo, alternativo a quello reale, in cui si mescolano la vita vissuta e l'immaginario, non era ovvia e scontata sin dagli inizi della letteratura. Ariosto fa proprio questo: crea un ‘mondo possibile’ in cui il fantastico e la realtà quotidiana, in particolare quella delle corti praticata da Ariosto stesso, stanno sempre a contatto.»

Una visione che spiega la sua fortuna immediata, non solo nel mondo letterario ma anche nel mondo musicale, secondo l'orlandismo o ariostismo che impronta anche la versione del Furioso data da Antonio Vivaldi. La sua opera, del 1727, è stata portata in scena lo scorso 14 gennaio al Teatro del Giglio di Lucca.

Qui è stato rappresentato un Orlando - quello del 'Prete rosso' - che poteva sembrare imprevedibile ad un pubblico contemporaneo, perché proposto in forma di concerto ed eseguito su strumenti originali (dall’Orchestra Barocca Harmonicus Concentus). L’edizione critica era quella a cura di Bernardo Ticci, da un manoscritto della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.

Vivaldi aveva lungamente lavorato al suo Orlando, sul quale aprì un vero e proprio cantiere durato molti anni: vi operò sia come impresario per opere altrui (nel 1713, la prima partitura di Giovanni Alberto Ristori ebbe un grande successo) che con il suo primo Orlando, del 1714. Avrebbe visto la forma definitiva solo nel 1727; questa la versione allestita nel Teatro del Giglio e diretta dal M° Elena Sartori.

“Diapason d’Or” nel 2006, premio “Choc de la Musique” & “Gramophone” nel 2008 e nel 2010, Sartori ha ricevuto dal Ravenna Festival l’incarico di celebrare, sempre nel 2017, un altro importante anniversario musicale: il 450° dalla nascita di Claudio Monteverdi, con il programma inedito “È questa vita un lampo”.

Anche Monteverdi, come poi Vivaldi e molti altri, scrisse un madrigale orlandista, sul “Lamento di Olimpia”. Questo tema d'ispirazione antica si riallaccia al mito di Arianna e rientra in una più generale ‘simpatia’ verso i temi mitologici mostrata dalle prime opere liriche, come nell’Orfeo dello stesso Monteverdi (1607), che si può considerare il primo capolavoro della storia dell’opera lirica.

Abbiamo chiesto a Elena Sartori (tra le poche donne a dirigere un’orchestra) quale rapporto leghi l’opera di Ariosto al mondo della musica. «L’uomo del Rinascimento – ha risposto – ha con le arti una dimestichezza quotidiana che sfugge alla percezione contemporanea. Nel Furioso, la foresta ariostea danza al vento, si anima di magici voci e canti, appare al lettore come un paesaggio dipinto. La musica partecipa della vita di Ariosto come elemento semplicemente imprescindibile e sostanziale della sua cultura

Mostrando anche una personale inclinazione verso l'interdisciplinarietà (durante la direzione dell'Orfeo accennava anche brevi passi di danza), Sartori ha ricordato il «legame stretto tra i vari elementi del mondo culturale che si ritrova anche nel rapporto tra la forma metrica delle “ottave d’oro” e la prosodia delle partiture musicali.» La musicalità dell’ottava di Ariosto, esemplare, invogliò anche molti musicisti contemporanei non solo a scrivere partiture operistiche, ma anche a cimentarsi in composizioni più brevi, come i madrigali, della durata di pochi minuti.

«Tra i più famosi musicisti che si sono occupati del Furioso ci sono Haendel e Vivaldi, ma anche alcuni ‘minori’ come Lully, Mayr o Mèhul. Tra di loro non possiamo dimenticare una donna, Francesca Caccini, autrice della Liberazione di Ruggiero dall'isola di Alcina. L’opera fu composta per un’occasione mondana: la visita del principe Ladislao di Polonia alla corte medicea durante il Carnevale 1625, «considerato dalla reggente Maria Maddalena d'Austria, moglie di Cosimo II de' Medici, possibile fidanzato della figlia maggiore.»

Caccini, della quale ci rimane solo quest’opera, naturalmente era al servizio di Maria Maddalena. «Probabilmente, conclude Sartori, già che il principe aveva appena aggiunto al suo curriculum militare vittorie importanti per la difesa cristiana verso est, il Furioso apparve un tema appropriato per celebrare degnamente l'ospite.»

Quella di Alcina è una figura interessante e carismatica, ricorrente nelle messe in scena operistiche, teatrali e musicali, grazie al suo carattere drammatico, che facilmente ispira e muove l'emozione degli artisti. Su questa figura hanno preso forma diverse opere, tra cui naturalmente anche quella di Vivaldi. Troviamo anche nella sua partitura un’Alcina ben definita, centrale nell’ampiezza dell’estensione canora e vivacissima nell’interpretazione proposta da Elena Biscuola (contralto) il 14 gennaio al Teatro del Giglio.

Perno della rappresentazione lucchese, Alcina divideva in due parti la scena (anche per la posizione centrale) che sviluppava da un lato il triangolo amoroso tra Angelica-Orlando-Medoro e dall’altro lato, accanto alla compresenza di Alcina-Ruggiero-Bradamante, accoglieva i passaggi di Astolfo (voce di basso che rimarcava la scansione del tempo scenico) e determinava una sorta di dialogo 'estemporaneo' con Alcina, nell’articolazione delle vicende amorose del paladino Orlando fino al celebre episodio sulla Luna, giustapposte alla vicenda dei fondatori della casata estense.

Nella parte di Angelica, sempre il 14 gennaio, c'era Francesca Lombardi Mazzulli e, accanto a lei, Orlando (questo ruolo affidato a una donna, il contralto Gabriella Martellacci, come nella prima esecuzione), e poi Medoro (Ilham Nazarov), Alcina, Ruggiero (un applauditissimo Aurelio Schiavoni), Bradamante (Elisa Bonazzi) e Astolfo (Mauro Borgioni).

Interessante notare che – nella prima del 1° novembre 1727 – “Orlando, inamorato d'Angelica" era già una voce femminile, il contralto Lucia Lancetti. Angelica, "amante poi Sposa di Medoro", un soprano: Benedetta Serosina. Anna Girò, contralto, impersonava Alcina, "Maga inamorata di Ruggiero" e Bradamante, promessa "Sposa di Ruggiero, poi in Abito da Uomo sotto il nome di Aldarico" sempre un contralto (Maria Catterina Negri). Una voce invece brillante quella di Medoro, "Amante poi Sposo di Angelica", contraltista castrato (secondo i bizzarri usi del tempo) Casimiro Pignotti. Ruggiero, promesso "Sposo di Bradamante", anche lui contraltista (castrato) era Giovanni Andrea Tassi e Astolfo, "inamorato di Alcina", era il basso Gaetano Pinetti.

Tra le celebrazioni importanti per il 2017, ricordiamo infine che il 10 febbraio (venerdì) sempre al Teatro del Giglio di Lucca si terrà la prima della “Cenerentola”, dramma 

giocoso in due atti di Jacopo Ferretti, su musiche di Gioacchino Rossini. Nell'immagine, le prove in corso (8 febbraio). L’opera (su edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro), compie i 200 anni dalla sua prima rappresentazione nel Teatro Valle di Roma (25 gennaio 1817), su direzione del M° Erina Yashima (la regia sarà di Aldo Tarabella) con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Coro Melodi Cantores, diretto da Elena Sartori. In scena venerdì 10 febbraio 2017 alle 20,30 e domenica 12 febbraio 2017 alle 16.



vn