Presentato il rapporto annuale di Federculture: torna a crescere la spesa in attività culturali delle famiglie italiane + 2%

0708 FedercultureEdiz2015Il rapporto annuale di Federculture (federazione delle aziende culturali italiane) presentato nella sala dell'Accademia di Santa Cecilia a Roma, intitolato Cultura, identità e innovazione: la sfida del futuro, contiene una preziosa prefazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che interpreta, attraverso la parola cultura, un comune desiderio di riscatto, leitmotiv dell’intero volume. Nel suo intervento sottolinea a gran voce “ecco cos’è la cultura; il nostro sguardo verso il domani. Senza cultura saremmo dominati dal presente, dal contingente. E saremmo meno liberi”. I numeri ci confermano che gli italiani credono in questi principi. Aumenta la spesa delle fami¬glie per cultura e ricrea¬zione dopo due anni di stallo, 66,1 miliardi di euro nel 2014, circa 1,4 miliardi in più rispetto al 2013 (+2,1%), contro il –5% del 2013 e il –10% del 2011. Crescono anche i visitatori a musei e mostre (+7,7%), ai siti archeologici e monu-menti (+5,8%), seguiti dal teatro (+2,2). L’incoraggiamento di questi numeri è seguito da tutt’altri dati negativi e meno rassicuranti che ci rivelano alcuni aspetti che non possono più essere trascurati e che fotografano il paese: continua in picchiata a diminuire la quota di italiani che leggono almeno un libro l'anno: solo 4 su 10 con un calo del -4%. Sempre sparuti gli investimenti pubblici in cultura che rappresentano ancora solo lo 0,13% del Pil e lo 0,19% del bilancio di Stato (ricordando che in Francia il budget per la produzione culturale supera il 20%), un tracollo delle erogazioni liberali e dei fondi bancari (-19% e -12%). In pericolo le aziende culturali diminuite del 28,3% tra il 2008 e il 2014. Roberto Grossi, presidente di Federculture, denuncia le cause di questi andamenti negativi “siamo un paese che rischia la deculturalizzazione perché non investiamo nella creatività, occorre prendere misure urgenti per ripartire dall'educazione e dall'offerta, per rilanciare la partecipazione che, come abbiamo visto alle recenti elezioni amministrative, è uno scoglio nel futuro dell'Italia. Ci vogliono al più presto misure di resistenza culturale. Bisogna riportare la cultura verso i cittadini, affidare ai giovani le imprese culturali minori con una legge ad hoc e aumentare le responsabilità degli amministratori, creare sistemi integrati e reti, puntare su comunicazione e promozione (cita 1,7 milioni i like su Facebook e 2,2 i followers su Twitter per il Moma e la assenza di Pompei e Colosseo). Infine- sottolinea- il nodo vero è lo scarso investimento nella produzione”. Concorda, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini: “credo che il nostro impegno debba essere quello di completare un’inversione di tendenza vera nel settore della cultura, sapendo poi che la difficoltà non è convincerci tra noi, ma convincere gli altri decisori politici. Non c’è contrasto tra valorizzazione e promozione della cultura, nonostante quello che si continua a leggere: ancora c’è chi scrive che ricostruendo l’arena del Colosseo si faranno le lotte tra i gladiatori, ma come è possibile? Io non vedo alcun contrasto tra buona tutela e buona valorizzazione. Riscoprire la cultura della valorizzazione anche come strumento utile per fare una buona tutela.”. «La crisi economica, nella causa, è culturale», conclude Grossi. “La medicina per risolvere il degrado e l’illegalità è la cultura. Abbiamo scelto il Don Chisciotte con una penna come immagine copertina del libro: la cultura e la creatività migliorano la nostra vita”. Auspicando l’efficacia della fattiva cultura/medicina meditiamo ancora su questi dati impegnandoci a mutarli in tempi brevi.