A cura di Giuseppe D'Antonio

Nel suo volume, del 2007, Tra grammatica e logica. Saggio sulla lingua di Benedetto Croce ha studiato lo stile e la lingua di Croce, analizzando le varianti formali e le revisioni concettuali presenti nelle diverse edizioni dei suoi testi. Focalizzandosi sull’Estetica, dal 1908 si nota come Croce dia avvio a una correzione scrupolosissima del testo, con numerose varianti che non hanno implicazioni di contenuto e approfondendo anche aspetti relativi alla tecnica editoriale. Secondo lei quali sono le motivazioni alla base di questo lavoro di riscrittura continua?

La terza edizione dell’Estetica, quella del 1908, è la prima ristampa in cui vediamo Croce intervenire in modo complessivo sull’assetto formale di una sua opera. È vero che questo accade in corrispondenza di un’intensa revisione concettuale del trattato, di cui subito si rese conto al tempo Gentile, ma è vero anche che le correzioni linguistiche non riguardano se non in minima parte la terminologia concettuale. Questo dato dunque di per sé è già molto significativo perché ci indica che è in questo torno di anni che è sopraggiunto in Croce un più spiccato interesse per le scelte linguistiche che viene operando. Sono gli anni in cui Croce elabora il sistema della Filosofia dello spirito e scrive quasi simultaneamente Logica e Filosofia della pratica. Quindi è chiaro che l’esigenza di aggiornare la lingua dell’Estetica a quella delle due nuove parti del sistema risulta strettamente legata all’esigenza teorica di organizzare un proprio sistema. Le varianti linguistiche crociane hanno per l’appunto un costante tratto di sistematicità: se qualcosa muta da qualche parte, se una forma viene surrogata da un’altra forma, allora questo cambiamento dovrà essere applicato a tappeto nell’insieme dell’opera crociana. In questa esigenza – ma solo in questa – il Croce correttore assomiglia a Manzoni. Questo poi è confermato dalle varianti operate nelle seconde edizioni di Logica e Filosofia della pratica, edite fra il ’15 e il ’17, che sono ancora più interessanti e numerose (come si vede già dal fatto che occupano quasi da sole un tomo delle rispettive edizioni critiche uscite da Bibliopolis nel seno dell’Edizione nazionale crociana) ma conservano questo preciso tratto di coerenza e sistematicità. Per tornare agli anni della terza Estetica e delle prime edizioni di Logica e Filosofia della pratica: leggendo una pagina della Logica ci rendiamo conto di primo acchito di un altro fatto, ovvero che siamo di fronte a uno scrittore diverso rispetto a quello dell’Estetica, uno scrittore concettualmente più complesso e stilisticamente più ricco e vario, più sottile nell’argomentazione polemica e linguisticamente inventivo, cosa che il Croce precedente non era affatto. Ora questa nuova ricchezza linguistica della prosa crociana ha secondo me a che fare con l’esperienza di traduzione dell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio di Hegel, a stampa nel 1906, come provano alcuni vocaboli direttamente trapiantati nella prosa crociana e molti altri ricalcati su quelli hegeliani: fare i conti con la prosa hegeliana rivitalizza nel profondo quella crociana.

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