A cura di Chiara Barbato e Giuseppe D'Antonio

Quale è stato il suo personale percorso di conoscenza di Dante e della Divina Commedia?

La Commedia mi ha accompagnato fin dall’infanzia, anche al di là dello studio scolastico. Io provengo da una famiglia contadina, e quindi quello che mi arrivava erano un po’ queste strofe cantate lavorando nei campi, questo mugolio continuo, questa cadenza che andava a collegare la lingua con tutto quello che afferiva al sistema motorio. Questo è stato per me veramente illuminante, e mi sono avvicinato alla Commedia direi da un punto di vista fisico. Del resto poi la Commedia esprime in maniera molto chiara tutto un atlante di posture e di dinamiche, in ogni tratto emerge la danza, il movimento, lo spostamento dei piedi, le spirali, e in tutto quello che è lo sguardo della Commedia, in ogni istante emerge proprio un approfondimento sul concetto di danza, se per danza si intende il cammino dell’uomo verso la consapevolezza trasfigurata del gesto quotidiano. Questa danza e questo cammino della Commedia vanno a coincidere, per me, con il più profondo senso della danza.

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