A cura di Giuseppe D'Antonio

A 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta, l’opera di Dante Alighieri è ancora attuale? Dove risiede, secondo lei, la modernità e la contemporaneità del suo messaggio?

La modernità di Dante risiede, a mio parere, essenzialmente nei contenuti. Noi siamo molto lontani dal mondo di Dante, siamo anche lontani dall’ideologia di Dante. Dante è inserito fieramente in un mondo in cui la religione aveva un posto centrale, in cui l’uomo credeva fermamente nella verità rivelata, tutte cose che oggi, in una società secolarizzata come la nostra, hanno una presa infinitamente minore. Lontanissimo da noi è anche il mondo politico e sociale in cui Dante operava. In genere non si presta attenzione al fatto che se non ci fosse stato Dante a parlarne di tutti quei personaggi che cita nella Commedia, di loro si sarebbe perso persino il ricordo. Vista sulle grandi distanze si tratta di una storia minore, il più grande personaggio è l’imperatore Enrico VII, famoso perché lo stesso Dante lo ha reso famoso. Quindi siamo lontani dal mondo e dai contenuti, e non mi piace l’idea di attualizzarli come spesso si tende a fare: Dante contro lo strapotere della finanza, del fiorino e del denaro, sì è vero ma non possiamo trasportare al mondo contemporaneo questo suo pensiero, anzi il suo era un atteggiamento decisamente conservatore per non dire reazionario. La sua modernità, al contrario, risiede anche nella sua scrittura: è lì la sua qualità. È una scrittura che inaspettatamente, perché non era nelle intenzioni di Dante, si rivela molto consona al nostro modo di leggere oggi le opere d’arte, sia letterarie che non letterarie. Una scrittura basata sul non detto, sullo scorciamento, basata sull’allusione, che non fornisce al lettore, sto parlando della Commedia beninteso, le informazioni necessarie per capire, che lascia al buio il lettore molte volte, che non saprebbe come orientarsi, che prevede che il lettore conosca tutto quello che l’autore conosce. Questo tipo di scrittura, fatto di luci e di ombre, di zone opache, è molto consona al nostro modo di approcciarci alle opere d’arte; noi oggi diamo molto valore anche al non detto, a ciò che non comprendiamo. Quindi c’è una consonanza stretta tra il mondo della scrittura, il modo di rappresentare il reale della Commedia e ciò a cui ormai da tempo siamo abituati. In fondo l’opera più simile in qualche modo alla Commedia come tipo di rappresentazione è l’Ulisse di Joyce, cioè un testo che ha fondato la modernità.

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