Dantista e storico della lingua italiana, è stato protagonista di un interessante esperimento di traduzione linguistica dell’Inferno dantesco nello slang giovanile di Milano. L’iniziativa, lanciata dalla sua pagina Facebook, ha portato alla creazione della Crasta Commedia: “Il punto di partenza è stato proprio linguistico, cioè il desiderio di far reagire un linguaggio basso, ultra-colloquiale e teoricamente buono solo per l’hip hop con la più alta poesia mai scritta, e dunque tentare una riscrittura all’apparenza impossibile. In quella che ho ribattezzato la Crasta Commedia, oltre a usare l’endecasillabo, ho rispettato numero di canti, numero di versi per canto, scansione delle varie sequenze del testo e successione di gironi e peccatori come nell’originale: volevo vedere cosa succedeva a ingabbiare la parodia nella esatta struttura dantesca. Ciò che ne è venuto […] dimostra che la poesia di Dante resiste a ogni tipo di “violenza”, riscrittura, rifacimento, traduzione più o meno crasta che sia!”. Una poesia immortale dunque, perfettamente viva ed appassionante oggi come allora “perché un lettore, di qualunque epoca, non può cessare di ascoltare la voce di chi ci pone dinnanzi ai più grandi temi che riguardano l’uomo, e cioè la vita, il nostro agire su questo mondo, con tutta la gamma di passioni e sentimenti, la realtà in tutti i suoi aspetti, e assieme Dio, la vita eterna, l’interrogarci sul senso profondo di ciò che facciamo, il rapporto con qualcosa che ci trascende. Dante insomma parla di tutto e di tutto ciò che più conta e che ci dovrebbe premere se ci vogliamo dire a pieno uomini”

Virgilio Sieni racconta del suo incontro con Dante, avvenuto nella sua famiglia contadina con “strofe cantate lavorando nei campi”. In questo modo i suoni diventarono una “cadenza che andava a collegare la lingua con tutto quello che afferiva al sistema motorio”. Da Dante alla danza, per Sieni, ogni cantica è un “continuo sprofondare in ogni dettaglio del corpo”, in un disegno che mostra uno spazio concreto e orizzontale, ma anche uno ultraterreno in una visione tridimensionale. E sulla danza ai tempi di Dante, dice Sieni: “l’apparente distanza tra una danza giullaresca e una danza coreografica, dettata da un movimento più geometrico e fondato sul numero, caratterizza molto quello che è il periodo di Dante”. Numero e geometria, elementi distintivi della Commedia, confluiscono in “Ballo 1265”, spettacolo che a dicembre 2015 chiuderà i festeggiamenti del 750° anniversario dalla nascita di Dante. Cento danzatori e persone comuni si cimenteranno in “una coreografia impossibile”. Un atlante sul mettersi in cammino.

Il “mio Dante” è quello che riesce, nel suo immaginario, nella sua persona e nella sua esperienza personale, e anche nella sua battaglia politica all'interno della comunità civile e di quella ecclesiale, a trovare le ragioni per raccontare quell'opera universale che è la Divina Commedia, un'opera che ha segnato la cultura di tutte le nazioni e di tutte le lingue. Dante continua perciò ad essere una figura molto popolare e anche chi non ne ha mai letto una sola terzina cita, inconsciamente, la Divina Commedia, questo proprio perché è un'opera che è nel DNA di ogni italiano, anche di chi non l'ha mai letta.

Nonostante sia un autore molto noto, di Dante abbiamo poche notizie biografiche, in gran parte ricavate dalle sue stesse opere. L’esiguità di tali informazioni, così come una scrittura (parliamo della Commedia), basata “sul non detto, sullo scorciamento, basata sull’allusione”, “lascia al buio il lettore molte volte” ed è affine al nostro modo di concepire l’opera d’arte, assegnando valore al non detto. La modernità di Dante risiede dunque nei contenuti e nel tipo di scrittura, in qualche modo simile a quella dell’Ulisse di Joyce, “un testo che ha fondato la modernità”. Ma – dice Santagata – “non mi piace l’idea di attualizzarli come spesso si tende a fare: Dante contro lo strapotere della finanza, del fiorino e del denaro”. L’epoca di Dante era molto diversa dalla nostra. Perché è così amato a livello internazionale? Non è amato ovunque allo stesso modo, la sua popolarità “varia molto da zona a zona, da cultura a cultura […] ogni contesto culturale ha le sue motivazioni”.

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